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sabato 15 giugno 2019

23 Giugno tutti a Suvignano (SI)











La fondazione Antonino Caponnetto sarà insieme con la Regione Toscana e tutte le associazioni impegnata a sostenere le attività che avranno luogo a Suvignano, bene confiscato al mafioso Vincenzo Piazza nel 2007 convinta che per sconfiggere la mafia occorrono grande consapevolezza delle minacce rappresentate della organizzazioni criminali e forte determinazione, ma anche gli strumenti della conoscenza e della cultura.
In particolare, coerentemente con quanto stabilito nel Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Istruzione, saremo impegnati a promuovere visite, conferenze, lezioni nei locali della tenuta di Suvignano. Con gli studenti e le studentesse perseguiremo l’intento di favorire il formasi di un coscienza civica salda e di promuovere i valori della legalità e della cittadinanza responsabile. Per queste ragioni, collaborando con gli Uffici scolastici regionali e provinciali, proporremo alle istituzioni scolastiche che nei viaggi di istruzione di ogni singola scuola sia inserita la visita di un giorno al bene di Suvignano. Inoltre solleciteremo le scuole del circuito delle Giovani sentinelle all’iniziativa di Un giorno a Suvignano per conoscere le vicende della tenuta e per un primo approfondimento sul tema della mafia.
Per l’inizio dell’anno scolastico predisporremo un depliant con tutte le proposte e le indicazioni relative, mentre invitiamo tutti giovani e adulti alla festa inaugurale di domenica 23 giugno a Suvignano di cui alleghiamo l’invito.


Editore Domenico Bilotta
Responsabile Nazionale Progetto Scuola

martedì 17 marzo 2015

Giovani sentinelle a Fiesole e Pistoia

Giovani sentinelle a Fiesole e Pistoia Ancora due incontri del fitto programma degli appuntamenti delle Giovani sentinelle. Il primo, lunedì 16 marzo, a Pistoia, dove l'amministrazione comunale ha ospitato nella sala Terzani della biblioteca San Giorgio, spazio bellissimo e molto funzionale, le classi dell'Istituto professionale Alberghiero e Agrario De Franceschi di Pistoia. Con loro anche la delegazione di 48 studenti e studentesse corleonesi con i propri insegnanti che in questo periodo sono in viaggio d’istruzione in Toscana. Insieme con la Fondazione anche i volontari del circolo Arci La Torre, che collaborano da tempo con noi e costituiscono un punto di riferimento importante di insediamento educativo nel territorio pistoiese, presenti con i prodotti Libera Terra, Fior di Corleone e di filiera corta. L’assessora alla Cultura e all'Istruzione, Elena Becheri, nel darci il benvenuto, illustra l’importanza della struttura polivalente che ospita oltre 1500 studenti al giorno, fornendo servizi di qualità oltre a possedere un patrimonio scientificamente significativo. Pur influenzata, Elena Becheri ha voluto essere presente e ascoltare e partecipare al confronto fino in fondo per il rispetto delle istituzioni, dei propri cittadini e degli ospiti siciliani, e la Fondazione apprezza questa sensibilità. Nell'illustrare il progetto Sentinelle della Legalità, Maurizio Pascucci si è voluto soffermare sul valore delle proposte elaborate dai giovani, la loro varietà e vicinanza ai temi più vivi fra ragazzi e ragazze e sulla capacità di tenere viva l'attenzione su questioni che toccano da vicino le comunità locali. Giovanna Sgueglia, insegnante dell’IPAA De Franceschi di Pistoia ha introdotto il lavoro realizzato insieme dagli studenti: il recupero ambientale di un area da loro individuata in condizioni di abbandono. Nell’ultima settimana questo spazio è stato investito dal fortissimo vento che ha definitivamente abbattuto tutto quello che era parte di un contesto ambientale ancora vivo, così adesso l'area è completamente da ricreare. Grazie ad un reportage fotografico abbiamo potuto constatare la situazione di abbandono attuale, a cui sono seguiti alcuni interventi dei giovani per illustrare la proposta di ripristino. Elena Becheri si è impegnata ad affrontare il problema e ad esaminare la proposta di studenti e studentesse, annunciando che l’argomento era già all'attenzione dei rispettivi uffici tecnici. Inoltre ha sottolineato l’importanza del percorso partecipativo e ricco di idee che la classe ha sviluppato grazie al progetto Sentinelle della Legalità che, anche in questo caso, ha fatto intravedere tutto il suo valore tecnico e di partecipazione dei cittadini. A prendere la parola è stato poi Biagio Cutropia che accompagna i giovani di Corleone che ha raccontato che cosa fanno ragazzi e ragazze dell'Istituto professionale per l'Agricoltura che, quest’anno, ha aderito al progetto Sentinelle della legalità. Le loro attività sono legate ai beni confiscati e alla filiera alimentare, espressione della volontà di questa comunità di dare valore all'impegno sociale e culturale fondato sull’onestà e purtroppo macchiato in modo indelebile dalla presenza mafiosa. In quel territorio la scuola è luogo importante e decisivo nell’affermazione della legalità e a fronte di una cultura e di comportamenti sbagliati dei quali fanno esperienza quotidianamente questi giovani. E proprio grazie al lavoro di insegnanti e a queste esperienze significative di collaborazione è possibile far crescere e radicare una cultura e un costume per una Corleone onesta e non mafiosa. Come già a Firenze, Andrea ha interpretato la canzone scritta con i propri compagni, offrendo così una nuova e intensa emozione anche a Pistoia. Il lavoro a scuola, il progetto Sentinelle che ha offerto l'opportunità di stringer amicizia con gli studenti e le studentesse di Pistoia costituiscono tessere di un mosaico della legalità per tanti giovani, strumenti di conoscenza e di consapevolezza di quanto sia decisivo l'impegno di ciascuno nel promuovere e consolidare lo spazio della cittadinanza attiva e partecipe. Anche con loro ci siamo dati appuntamento per lunedì 25 maggio. Maurizio Pascucci responsabile Nazionale Beni Confiscati ------- Sempre lunedì, l'altro incontro a Fiesole. Ragazze e ragazzi di due classi prime dell'Istituto comprensivo Balducci sono state accolte, in una bella sala del Palazzo comunale dal sindaco, Anna Ravoni, dagli assessori all'Istruzione, Francesco Sottili, e al Territorio, Iacopo Zetti, mentre in sala, insieme con genitori e nonni, ci sono anche il presidente del Consiglio comunale, Alessandro Gori, e altri consiglieri, a testimoniare l'interesse per questo percorso di educazione alla cittadinanza di studenti e studentesse. Dopo il saluto del Sindaco che ha ringraziato la Fondazione per questo suo lavoro, abbiamo raccontato brevemente quali sono i propositi del lavoro con i ragazzi e le ragazze: favorire il loro protagonismo in modo da costituire un'esperienza di cittadinanza attiva con la discussione di un tema particolarmente significativo per i giovani. In questo percorso è di rilievo il ruolo degli amministratori, chiamati a confrontarsi e a discutere con i propri cittadini nelle sale del governo cittadino. Ricostituire uno spazio pubblico della discussione è uno dei compiti del progetto e questo aspetto è stato riconosciuto dalla stessa Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia che ha sottoscritto un Protocollo d'intesa con la fondazione, riconoscendo il valore del lavoro che svolge nelle scuole a favore dell'educazione alla cittadinanza. Che cosa possiamo fare per la legalità, si sono chiesti ragazzi e ragazze della scuola media Mino da Fiesole. Dopo aver studiato e approfondito le vicende di Antonino Caponnetto, di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino hanno posto a se stessi, e a tutti noi, quale impegno è necessario per affermare il valore del rispetto delle regole. E la loro scelta è caduta su una questione che li riguarda da vicino: la strada per raggiungere la propria scuola e in talune parti stretta e mette a rischio la loro incolumità. Hanno distribuito un questionario per conoscere mezzi usati, abitudini dei propri compagni e hanno ricevuto delle indicazioni molto utili. Hanno costruito una mappa dove hanno indicato le strade pericolose. Qual è il nocciolo della questione? La mancanza del rispetto delle regole è la risposta. Che fare? Qui dobbiamo osservare che la domanda, apparentemente semplice, significa in primo luogo che cosa possiamo fare noi. Prima proposta è sollecitare l'educazione stradale, stimolando grandi e piccoli al rispetto delle regole. Grazie ai dati del questionario hanno scoperto con che mezzo e da dove vengono i propri compagni e hanno individuato una prima soluzione nel tracciare un passaggio pedonale, nel richiedere una maggiore presenza dei vigili urbani in orario di entrata e uscita. Hanno prospettato l'uso di bus elettrici che li accompagnino, dalla fermata dell'autobus di linea o da una piazza di Fiesole dove giungere accompagnati dai genitori, fino a scuola. Poi c'è il progetto Pedibus, per coltivare la sana abitudine di camminare a piedi, anche se gli zaini costituiscono un ostacolo non indifferente. Iacopo Zetti ha provato a fare il punto della situazione. Ha già incontrato ragazze e ragazzi a scuola, e ha riconosciuto che dare una risposta non è facile. Andare a piedi è certamente una soluzione efficace e per farlo propone di separare il percorso dei pedoni da quello degli automobilisti, gli studenti potrebbero raggiungere, se accompagnati, un accesso interamente pedonale con l'aiuto del mondo associazionistico per l'attraversamento e una forma di sorveglianza in orario di entrata e uscita. Ma per far questo occorre coinvolgere i genitori nell'avvicinarsi a scuola, fare questo ragionamento insieme, mentre il restringimento della carreggiata pone problemi legati soprattutto al rispetto delle misure di una strada a doppio senso di marcia, né si può trasformare la strada a senso unico perché i problemi sarebbero ancora maggiori. Dichiara che sarebbe necessario riuscire a trovare una soluzione per l'inizio dell'anno scolastico nuovo, un qualche tentativo di soluzione. Un nonno è intervenuto per sottolineare la necessità di spostare l'orario di passaggio del camion della nettezza, che crea qualche ingorgo alle otto del mattino. Poi ha preso la parola Stefano Pagni Fedi, dirigente scolastico e genitore che, apprezzando il lavoro degli studenti e delle studentesse, ha chiesto agli amministratori di avviare una riflessione dopo questo primo scambio e dopo le proposte dei giovani e questa sollecitazione ha ricevuto una pronta disponibilità del Sindaco Ravoni. Maurizio Poggi ha parlato in chiusura della propria esperienza di volontario sulle terre confiscate a Corleone, di come i giovani che offrono il proprio lavoro ogni estate costituiscono un esempio di generosità e di cittadinanza perché aiutano i giovani siciliani a resistere alle pressioni mafiose, a non restare da soli. Uomini e donne di Corleone con la loro tenacia e con la loro fatica offrono un esempio di come si possa vivere nella legalità e nel rispetto delle leggi anche in una situazione difficile. Con questa testimonianza abbiamo chiuso l'incontro e ci siamo dati appuntamento a Firenze lunedì 18 maggio ospiti della città metropolitana insieme con le altre scuole del territorio fiorentino. Sergio Tamborrino Responsabile Toscana Progetto Scuola

venerdì 14 novembre 2014

Buoni frutti e sorprese inaspettate dalle giovani sentinelle del Veneto

Gli sforzi e le fatiche degli incontri a ritmo serrato nelle scuole della regione sono ripagati dalla partecipazione e dall'entusiasmo di ragazzi e ragazze! Ieri 12 novembre tre incontri: due a scuola e uno serale con la cittadinanza. Lo scorso anno, quello serale si tenne nella parrocchia di San Lorenzo, ad Abano Terme, e fu un successo in quanto alle 21.00 il centro parrocchiale era gremito. Quest'anno don Antonio con i suoi fedeli ha voluto ripetere l'incontro al teatro Marconi e i suoi parrocchiani, ma anche molti giovani, non hanno mancato l'appuntamento. Oltre i confini delle parole, il titolo dato all'incontro, promosso dalla Fondazione e dal centro Parrocchiale San Lorenzo ha visto la partecipazione di Gianluca Prestigiacomo, agente della Digos e autore del libro Un'altra vita è possibile. Con noi anche i ragazzi di Libera del presidio Silvia Ruotolo, che saranno nostri partner nelle scuole per il progetto Giovani sentinelle. A moderare la serata Filippo Maragotto. In sala tanti ragazzi e ragazze e fra questi anche le giovani sentinelle di Selvazzano, sia delle scuole medie sia del Liceo Galileo Galilei. Le sentinelle sono state i primi protagonisti della serata quando sono saliti sul palco e hanno presentato al pubblico i loro temi e la loro esperienza fiorentina, rammentando anche l'interesse per l'incontro con la ministra Giannini, il Presidente della Repubblica e i presidenti di Camera e Senato del prossimo 18 dicembre. Gianluca Prestigiacomo ha affascinato i giovani in sala con un vivace confronto e dibattito ricordando la sua vicenda di poliziotto al G8 di Genova. In chiusura la Fondazione ha presentato il video dei lavori dei ragazzi già fatto vedere in Palazzo Vecchio, aggiungendo alcune brevi considerazioni che hanno coinvolto e colpito il pubblico in sala. Questa mattina 13 novembre all'Istituto Comprensivo Briosco di Padova altri due incontri. Il primo con 150 bambini e bambine della scuola primaria che con i propri insegnanti hanno ascoltato la Fondazione in "religioso" silenzio. Le nostre considerazioni hanno dato vita ad un vivace scambio: domande a raffica e richieste di chiarimenti, tante curiosità da esaudire e conoscenze da approfondire. Gli insegnanti hanno apprezzato le linee del progetto e la vivacità delle giovani sentinelle fa ben sperare sugli esiti del lavoro. Dalla sala di questo primo incontro ci siamo spostati nell'atrio della scuola, spazio sufficientemente grande per accogliere i 300 ragazzi e ragazze della scuola media. Dopo essersi accomodati sulle sedie che hanno portato con se dalla classe hanno visto il video di Antonino Caponnetto. Poi abbiamo introdotto il tema della cittadinanza, di quanto sia importante l'impegno di ciascuno nel rispettare le regole, nell'attenzione e nella cura dei beni di tutti quali antidoti ai tentativi di infiltrazione mafiosa che tenta di acquisire beni e aziende o a riciclare denaro sporco con la “benevola distrazione” di tanti cittadini. Con noi, in entrambi gli appuntamenti, i ragazzi di Libera, nostri compagni in questo percorso che aiuteranno nell'altro lavoro che abbiamo proposto ai giovanissimi del Veneto: quello di adottare un bene confiscato alla mafia nel loro territorio. Come già in altre scuole del progetto questa nuova modalità di educazione alla cittadinanza fa il suo esordio anche in Veneto con lo scopo di rendere consapevole i cittadini di questo patrimonio che torna alla collettività e della necessità di un suo riuso sociale. Ha concluso la testimonianza toccante di Licia Serpico, nostra referente nel Veneto, che ha raccontato la sua vicenda di agente della DIA in un'operazione in cui erano coinvolti dei bambini che vedevano in lei una nemica. Riflettendo su questi sentimenti ostili ha maturato la convinzione del fallimento di ogni semplice repressione, nel caso dei giovani, senza alcuna opera di prevenzione. Con tutti i giovanissimi dell'Istituto comprensivo Briosco ci siamo dati appuntamento per il prossimo 26 marzo, ospiti dell'amministrazione di Padova.

lunedì 24 marzo 2014

“A Padova la primavera della memoria e dell’impegno”.

“A Padova la primavera della memoria e dell’impegno”. 21 marzo, Aula di Assise “Falcone-Borsellino” – Palazzo di Giustizia Ho riflettuto poco prima di accingermi a scrivere il report per la giornata dedicata alla memoria e all’impegno. O forse avevo tutto in mente da un po’. Penso che questa potrebbe essere la lettera da destinare ai ragazzi che non vogliono veder morire i propri sogni. E disegno fiori e stelle sul libro “Liberi tutti”, che ho portato con me questa mattina e che poggio sul banco vuoto di un pubblico ministero. E rileggo alcuni passi ancora una volta. Qui, nell’aula del Tribunale di Padova intitolata ai giudici “Falcone e Borsellino”, guardo il disegno del volto del Giudice Caponnetto che i ragazzi del coordinamento provinciale di Libera stanno sistemando al banco dei Giudici e leggo ancora: “Rappresento l’Antimafia che agisce contro i crimini, l’Antimafia della repressione, ma ho bisogno dell’Antimafia della speranza, del consenso e dell’impegno di tutti voi” (Piero Grasso cit.) Mi risuonano le voci che ho ascoltato negli ultimi giorni: ma come si fa a sperare quando sui quotidiani leggi di un’antimafia fine a se stessa (quando non corrotta), di un’antimafia fatta di troppi consessi pubblici e belle parole, talvolta distratta e disimpegnata a realizzare, a costruire. E ti ricordi di quell’altra Antimafia, quella delle operazioni di polizia, del coordinamento e del “vis unita fortior”, oggi depauperata di uomini e mezzi. Ma come si fa a vivere in un paese di uomini e donne disilluse, tutti disincantati, senza essere ogni giorno costretti a sforzarsi di sorridere, a inventarsi la vita, a cercare di dare ossigeno a progetti multidisciplinari, a incitare ad un maggiore rigore morale, mentre intorno aleggia l’inerzia della morale? Corre prepotente quell’impulso di gridare al mondo tutta l’indignazione possibile per un Paese che sembra non riservare sorprese, se non quando arrivano quelle agghiaccianti e cruenti, e ti trafiggono il cuore; come la notizia di qualche giorno fa, di poche ore fa: la mafia ha ucciso ancora bambini. E allora lo sguardo lo rivolgo alle mie spalle, quando brusìi accompagnano l’ingresso in aula di 140 studenti degli Istituti scolastici di secondo grado di Venezia, Padova e provincia. Ci sono proprio tutti: l’Algarotti di Venezia, il Marchesi, il Valle, l’Einaudi Gramsci, il Cornaro di Padova, il Galilei di Selvazzano Dentro. Tutti ordinati, insieme ai loro insegnanti, i professori Antonio Bincoletto, Gabriele Toso, Maria Rosaria Putignano, Cinzia Noventa, Marta Carpanese, si sono fissati appuntamento alle 9.00 presso il luogo dove la Giustizia è amministrata. E sorrido finalmente. In un attimo l’aula si è riempita e in fondo ad essa, sui banchi del collegio e dei giudici popolari, proprio all’altezza di quella Giustizia uguale per tutti, sono proiettate immagini e nomi di tutte le vittime di mafia, così com’è nella tradizione dell’Associazione Libera. Mai visti così emozionati magistrati e avvocati. A introdurre: Valerio Cataldi, giornalista del TG 2. Premiato quest’anno da Articolo 21 come “inviato serio e sempre rigoroso nell’accertamento dei fatti e delle fonti, un cronista attendibile che nulla concede al sensazionalismo e al colpo ad effetto”. Valerio che scrive storie di pescatori e naufraghi salvati dal mare e imprigionati a Lampedusa; di Rose –giovane nigeriana- che affiora dall’oceano; scrive di ragazzi con la pistola, quelli di Scampia; quelli che se parli di rispetto di piccole regole e dell’obbligo di indossare il casco, ti rispondono “Ma io nu voglio murì accis”. Valerio ci raggiunge perché forse questa storia, la nostra storia, deve essere raccontata. Ed inizia così la nostra primavera dell’accoglienza e dell’ascolto a Padova; la nostra primavera della conoscenza. IL BENVENUTO Con i saluti del presidente del Tribunale Sergio FUSARO e del Giudice Domenica GAMBARDELLA, alla presenza del Presidente della sezione penale di Corte di Assise dott. Alessandro APOSTOLI CAPPELLO, del Pubblico Ministero Vartan GIACOMELLI e di tanti avvocati, cancellieri e operatori della Giustizia, il palazzo di Giustizia per mezza giornata si trasforma. Si spogliano per qualche minuto della toga; quella veste nobile e tradizionale indossata nei dibattiti processuali; simbolo dell’alta funzione sociale, intellettuale e morale che sono chiamati a svolgere gli uomini e le donne di questo palazzo. E lo fanno per accogliere loro: i privilegiati studenti di Padova e Venezia. Più volte la dottoressa Gambardella ha affermato che i giovani hanno bisogno di essere guidati amorevolmente verso le scelte più giuste. Per questo motivo il palazzo di Giustizia di Padova oggi diventa un spazio d’indagine della vita pubblica che può educare all’esercizio delle virtù civili. Il Vice Questore della Polizia di Stato dott.ssa Sara CORBASCIO, Responsabile dell’Ufficio Personale e delegata del Questore di Padova dott. Ignazio Coccìa, presenta ai ragazzi le iniziative del Dipartimento di Pubblica Sicurezza in materia di legalità, parla della necessità di sollecitare sempre più la costruzione di ambiti multidisciplinari, condivisi tra Istituzioni apparentemente distanti come la Scuola e la Polizia. Racconta di laboratori di cittadinanza attiva e partecipata ma riporta anche alla memoria la sua professione di poliziotto in terra di Calabria. E scopriamo così un funzionario forte, determinato nel ruolo che ogni giorno è chiamato a svolgere; eppure i ragazzi vanno oltre quella divisa, non notano la 92 parabellum portata sul fianco, perché non è quella che fa la differenza, e la chiamano solo Sara. LA MEMORIA Valerio Cataldi invita così i rappresentanti dei due partner che hanno realizzato l’evento: La Fondazione Antonino Caponnetto e il Presidio Silvia Ruotolo, accogliendo dal coordinamento provinciale di Libera Vittoria DE LUTIIS, giovane referente del Presidio Silvia Ruotolo. Vittoria presenta le attività di Libera previste sul territorio nazionale, parla dell’incontro voluto da Don Ciotti tra i familiari delle vittime di mafia e Papa Francesco, del viaggio a Latina e informa sui laboratori creativi in corso presso l’Istituto Marchesi di Padova: hanno inventato il gioco del Monopoli sui beni confiscati. Sollecitata ed emozionata, espone i profondi motivi di questa collaborazione che vede protagoniste le istituzioni, le Forze di Polizia e i giovani: “Non è raro sentire qualcuno che neghi la presenza del fenomeno mafioso al Nord, come ad esempio in Veneto, ed è qui che occorre cambiare, dirlo ai ragazzi. Lavorare sul territorio significa incontrare ostacoli e non sempre essere si è compresi appieno; il mondo dell'associazionismo, che pure è complesso, dà soddisfazione quando vedi questa platea, questi studenti che ringraziamo, in un'aula di tribunale, attenti per imparare e successivamente per testimoniare insieme a tutti noi". Pochi sanno che alcuni di questi ragazzi hanno deciso di partire stanotte per Latina, per raggiungere gli altri amici e non mancare all’appuntamento. Tocca a Renato SCALIA, membro della Fondazione Antonino Caponnetto, portare alla platea i saluti della Fondazione tutta e di nonna Betta Caponnetto. Renato ci racconta il proprio riscatto sociale, di ragazzo di periferia. Viene da un quartiere difficile Renato: Centocelle. Qualche suo compagno di giochi poteva essere collegato alla banda della Magliana; il bar sotto la sua abitazione era frequentato da quei criminali che hanno ridotto un quartiere di Roma alla Chicago degli anni 30, consorterie dedite al traffico di droga, prostituzione, rapine; racconta della sua scelta di stare dall’altra parte, dell’intensa esperienza di poliziotto dell’Antimafia e dell’impegno assunto da qualche anno nelle attività della Fondazione Caponnetto. Spiega agli studenti il Progetto I Giovani Sentinelle della Legalità, promosso dalla Fondazione e che da quest’anno è partito anche in alcune scuole del Veneto. Ricorda che in sala sono presenti le rappresentanze di due degli Istituti coinvolti: l’Istituto Algarotti di Venezia con i docenti: Giusi Sazio e Domenico Roccaforte, e il Liceo Galileo Galilei di Selvazzano Dentro con il prof. Giovanni Aliberti. Segue, attraverso un collegamento telefonico, un’intervista esclusiva a Maggie RUOTOLO, giovane figlia di Rocco Ruotolo, testimone di giustizia. Con il contributo della testimonianza resa da questo piccolo imprenditore, è stato smantellato un gruppo camorristico di origine campana, che si era stabilito nel cuore del Veneto per impossessarsi di centinaia di aziende in difficoltà. La ragazza e la sua famiglia dal 2011 vivono sotto protezione dello Stato. Come hai vissuto questa esperienza e com’è la tua vita oggi, Maggie? Chiede Valerio Cataldi. Dico a me stessa: sarà un racconto già noto, una strada che ho battuto con la memoria più volte; eppure trovo in quelle parole di giovane donna una nuova apertura mentale. Valerio ascolta in religioso silenzio, in Aula c’è quiete. Perché stavolta non c’è il silenzio omertoso dei processi di mafia, è un silenzio confortante e accogliente. E’ il silenzio di giovani coscienze, che ricercano la bellezza, la verità. Valerio Cataldi non cerca la storia ad ogni costo e lascia che sia Maggie a mettersi in gioco; Maggie che dimentica in qualche passo del suo discorso i suoi sogni e le speranze di giovane studentessa e ci regala così il suo dolore. Maggie che afferma che le era quasi impossibile credere a una storia di mafia vissuta nel ricco Nord-Est. Volgo di nuovo lo sguardo alla platea; forse mi sbaglio, traspare una commozione che poco combacia con l’immagine di giovani choosy! Valerio chiama accanto a sé Benny CALASANZIO, giovanissimo scrittore. Benny è il nipote di Paolo e Giuseppe BORSELLINO, imprenditori siciliani del calcestruzzo, vittime di mafia proprio per essersi ribellati; solo omonimi del giudice, che per scelta della mafia devono morire proprio quel lontano 1992. Che scherzi crudeli a volte ti riserva il destino, quando rischi di vederti scippare anche la memoria dei tuoi morti! Benny è autore del libro, appena pubblicato: 'Abbiamo vinto noi', è la vita di Ignazio Cutrò, imprenditore calabrese che ha detto NO alla mafia (Ed. Melampo). Un libro che Benny non ha mai definito un romanzo, e forse ha proprio ragione: è la storia di questo martoriato paese; di un uomo –e di tanti altri- che si è ritrovato a urlare prima ancora che contro la mafia, contro lo Stato o, almeno, contro alcuni che affermavano di rappresentarlo. Benny non ha paura; Benny ha il coraggio di urlare i nomi di mafiosi che hanno sporcato le terre del Nord; proprio qui, dove imprenditori si sono negati il diritto di costituirsi parte civile. Dopo una breve pausa ripartiamo con la sessione dedicata all’impegno. E’ questo il momento in cui abbiamo voluto affermare ancora una volta: Cosa significa Legalità partecipata, cittadinanza attiva? E come avviare processi interattivi di prevenzione del sociale mafioso? L’IMPEGNO In sostituzione di Marco MASCIA, Direttore del Centro interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli dell’Università di Padova è presente la Prof. Paola DEGANI, ricercatrice dell’Università patavina, docente di Politiche pubbliche e Diritti Umani. Dal 2003 al 2009, è stata nomina dal Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza formatrice presso i Reparti Mobili della Polizia di Stato. Alla prof. DEGANI le è stata assegnata la cattedra di Deontologia professionale, tutela dei diritti costituzionali e dei diritti umani, con particolare riguardo alla problematica del ruolo della Polizia nella prevenzione delle violazioni dei diritti umani (discriminazione razziale ) e nella promozione del loro rispetto. Paola DEGANI racconta l’esperienza che vive da cinque anni con la Questura di Padova, avendo la stessa avviato –attraverso un protocollo d’intesa- con il Centro Diritti Umani incontri informativi e formativi comuni tra studenti e poliziotti in materia di Diritti Umani. Incontri che si sono tenuti proprio nell’aula magna dello storico Reparto Mobile di Padova. Espone anche le criticità emerse in questi anni, rilevando che un’Istituzione deve essere in grado di riflettere e di migliorarsi anche sulle difficoltà e auspica che in un prossimo futuro il protocollo d’intesa possa rinnovarsi con nuovi e moderni indirizzi d’informazione e formazione. Con Paola DEGANI è presente Ines TESTONI, prof. associato dell’Università di Padova, Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata. Direttrice del Corso di Alta Formazione per la Prevenzione del Sociale mafioso avviato nell’anno accademico 2012-2013 che ha visto alternarsi Nando dalla Chiesa, Enzo Ciconte, Luciano Violante e tanti altri. Studiosa del fenomeno mafioso ha rivolto la sua attenzione negli ultimi anni alla creazione di ambiti relazionali, gruppi interattivi tra Istituzioni pubbliche, enti creditizi, Forze di Polizia. per la ricerca di un metodo condiviso e condivisibile di lotta alle mafie. Ha parlato di crisi dei valori nella società moderna di gestione della fiducia, fino a porre una seria riflessione sui legami “amicali e/o parentali” che per troppe volte hanno inciso nella costruzione sociale dei valori democratici e della legalità (fino a corromperli) La Fondazione Caponnetto, per chiudere la giornata ha voluto che fosse Dario MEINI, giovane collaboratore della Fondazione e nipote di Antonino Caponnetto. Dario ha presentato un profilo di Nino Caponnetto diverso da quello che conosciamo. Un uomo: nonno Nino che Dario da bambino non riusciva “a sentire interamente suo”; racconta dell’impegno e del rigore di un magistrato prima e di un nonno impegnato nelle scuole poi, a contatto diretto con i giovani che amava indicare come “sentinelle della Legalità”. La voce di Dario è ferma e decisa quando afferma: “Le organizzazioni mafiose temono più la scuola, l’istruzione, il confronto, non gli apparati preposti alla loro repressione!” e invita i giovani studenti a fare rete, a inventarsi spazi condivisibili perché aggiunge “siamo noi, è questa società che non riesce a realizzare gruppi positivi e permette alle mafie di annidarsi sulle nostre debolezze”. Che emozione quando, guardando negli occhi i ragazzi, chiude il suo intervento con i versi di “Conosco delle barche” (Jacques Brèl): “Conosco delle barche che tornano in porto lacerate dappertutto, ma più coraggiose e più forti. Conosco delle barche straboccanti di sole perché hanno condiviso anni meravigliosi. Conosco delle barche che tornano sempre quando hanno navigato. Fino al loro ultimo giorno, e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti perché hanno un cuore a misura di oceano.” Arriva quasi di corsa l’attore Sebastiano Lo Monaco e qualcuno tra i ragazzi lo riconosce. Sebastiano Lo Monaco, proprio sul fine settimana dedicato alla memoria e all’impegno, con Mariangela D’abbraccio e Turi Moricca, porta in scena al Teatro Comunale Mario del Monaco di Treviso lo spettacolo DOPO IL SILENZIO, con la regia di Alessio Pizzech, tratto dal Libro “Liberi Tutti” di Piero Grasso. Un testo scritto in collaborazione con Grasso da uno dei più bravi drammaturghi italiani Francesco Niccolini. Lo Monaco ha voluto essere presente in questa giornata di commemorazione importante, proprio per il legame che ha con il mondo dell’associazionismo e ci regala uno dei passi più toccanti del primo spettacolo tratto dal libro di Grasso: “Per non morire di mafia”; tira dalla tasca dei pantaloni un accendino, simbolo di un legame forte tra Giovanni Falcone e Pietro Grasso e con lui ripercorriamo –in maniera diversa- un pezzo di storia attraverso la nobile arte del Teatro. Le conclusioni giungono da Valerio Cataldi che prima dei saluti di commiato chiede alla direttrice del Coro del Tribunale di Padova, avv.to Stefania Martin, di presentare ogni singolo elemento e i brani preparati. Con le note di The sound of silence (P. Simon e Garfunkel) si chiude così una storia collettiva di uomini e donne, operatori della Giustizia, studenti e professori, giornalisti e attori, che celebrando coloro che non ci sono più in un’aula di Tribunale, hanno opposto a una subcultura sanguinaria, fatta d’ignoranza, corruttèla e sopraffazione, una forza civile che sceglie la strada della conoscenza e del sapere come percorso verso uno Stato di diritto e di piena legalità. Fuori dall’Aula del Tribunale, saluto i ragazzi del Presidio Silvia Ruotolo: Lorenzo il nostro simpatico tecnico-informatico, Matteo, Francesca, Eleonora, Vittoria, Aurora, Clara, Giulia, Carlo, Lorenzo, Diego, Claudia, Marianna, Elisa, Gioele, Francesco… e mi accorgo che Padova è avvolta in un abbraccio di tiepido sole. Licia Serpico Referente Scuola Veneto Via Baldasseroni, 25 - 50136 Firenze Tel. e fax 055 2478574 cell. 333 4875190 veneto@antoninocaponnetto.org tutor@giovanisentinelledellalegalita.org domenico.bilotta55@gmail.com scuola@antoninocaponnetto.it http://www.antoninocaponnetto.it http://www.giovanisentinelledellalegalita.org http://giovanisentinelle.blogspot.com/