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venerdì 1 novembre 2019

Conferenza finale Veneta








L’ultima delle Conferenze finali si è tenuta a Padova lunedì 28 ottobre. Come già a Firenze e a Palermo anche in Veneto ha concluso il percorso avviato nel novembre del 2018 e aperto quello nuovo che si articolerà lungo l’intero anno scolastico 2019-2020. Studenti e studentesse si sono ritrovati nell'Auditorium del Liceo Modigliani di Padova perché la Regione Veneto non ha spazi per accogliere tutti i giovani, né ha manifestato alcun interesse a ricercarne uno nonostante le nostre ripetute sollecitazioni. Non sono serviti gli appelli, le telefonate, le mail che richiedevano la disponibilità del presidente Zaia o dell’assessora Donazzan ad essere interlocutori di studenti e studentesse in questo percorso alla legalità e alla cittadinanza.
Solo il giorno prima dell’inizio della Conferenza abbiamo ricevuto una mail dalla Regione Veneto con un saluto del presidente Zaia. Abbiamo dato notizia della mail ma non abbiamo letto il testo. Se il presidente della Regione o un assessore della sua giunta non hanno tempo per incontrare giovani e giovanissimi, che vorrebbero dialogare e confrontarsi con chi ha il governo della cosa pubblica, vuol dire che non hanno rispetto alcuno dei propri cittadini e cittadine e il loro comportamento si stacca clamorosamente da quello di cui abbiamo avuto esperienza a Firenze e a Palermo. La foto del teatro Politeama di Palermo pieno di ragazzi e ragazze ha fatto da sfondo all’avvio della Conferenza, a testimoniare che la fondazione è stata coerente sin dall’inizio: ha sollecitato, tempestato di mail e telefonate uffici e gabinetti, ma non ha chiuso mai la porta al dialogo e al confronto. Il teatro Politeama si è aperto, in Veneto abbiamo ricevuto solo un messaggio all’ultimo tuffo.
È stata ancora una volta una scuola ad accogliere - e noi insieme con giovani e docenti siamo grati a Fabio Bui, presidente della Provincia di Padova, che ha aperto le porte dell’auditorium consentendo lo svolgimento dell’incontro - a ricordare anche a chi non vuol sentire il suo compito di presidio della Repubblica, luogo di incontro e di confronto libero e franco, civile e approfondito. Ragazzi e ragazze, come abbiamo già visto a Firenze e Palermo, si sono svegliati presto la mattina per essere presenti, per parlare, per esercitare il loro diritto di contare.
Hanno accolto i parlamentari che hanno risposto all’invito della Fondazione, Giovanni Endrizzi, Andrea Ferrazzi e Alessandro Zan, e con loro hanno discusso, fatto domande, replicato, ascoltato le risposte e sollecitato chiarezza e puntualità. 
In modo chiaro e deciso hanno posto domande sui temi che hanno approfondito a scuola, sorprendendoci anche per la puntualità con cui hanno sollecitato risposte su questioni di strettissima attualità: l’ergastolo ostativo oggetto di pronunciamenti della Corte Europea e della nostra Corte costituzionale è stato uno di questi e le risposte di parlamentari e della Fondazione hanno certamente contribuito a rendere più chiaro il quadro della complessità della questione, sfuggendo a semplificazioni e banalizzazioni.
Particolarmente vivace lo scambio relativo alla questione degli spazi, a scuola e in città, questione che ricorre da tempo nei pensieri, nelle domande e nei progetti di ragazzi e ragazze. Hanno sollecitato una maggiore incisività da un punto di vista legislativo, vincolante per le amministrazioni comunali affinché individuino spazi per i giovani. Gli spazi per i giovani sono legati, per le loro caratteristiche, alla questione più generale degli spazi per la partecipazione. Infatti, ragazzi e ragazze richiedono dei luoghi liberi dal consumo, dove poter esercitare il proprio protagonismo in attività ricreative, culturali nel senso più ampio del termine, di solidarietà e di sostegno, così da sfuggire alle tentazioni e ad ogni omologazione. Ma sembrano esserci difficoltà insormontabili talvolta e, se a Preganziol il sindaco ha individuato uno spazio – come ci ha comunicato l’insegnante referente di quell’istituto comprensivo – in tanti altri comuni manca la volontà politica. In modo analogo lo abbiamo sperimentato in questi anni – e la Regione Veneto ce ne ha dato conferma – non ci sono spazi per adulti che vogliono discutere, interloquire con chi governa la cosa pubblica.
Ancora: il tema dei rifiuti è stato oggetto di discussione sottolineando quanto sia importante il riciclaggio, la riduzione dell'uso della plastica, la limitazione del traffico intorno alle scuole e in genere nei centri cittadini, la particolare morfologia della Pianura Padana che favorisce alte concentrazioni di polveri e di inquinanti, le auto vecchie e inquinanti. Alcuni hanno posto la questione del rischio elettromagnetico eventualmente generato da antenne telefoniche troppo vicine ai centro abitati.
Come è accaduto nel secondo e terzo appuntamento i giovani di Santo Stefano di Cadore hanno riproposto la questione delle postazioni per l’acquisto dei biglietti degli autobus che collegano il loro comune agli altri centri del Cadore. Ai parlamentari hanno chiesto interventi incisivi per garantire a tutti, anche a chi non ha smartphone o carta di credito, l’acquisto del biglietto e la possibilità di utilizzare i mezzi di trasporto pubblici. Questo tema apparentemente minore tocca le questioni dei servizi pubblici e gli obblighi dei gestori che erano stati garantiti al momento della cessione ai privati della gestione, obblighi di cui sembra essersi dimenticata la politica.
Si è parlato pure di bullismo e di gioco d’azzardo ed è stata molto interessante la testimonianza di Giovanni Endrizzi, che è membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie, a proposito dei molti rischi dell’azzardo e di come il gioco sia divenuto uno strumento per il riciclaggio del denaro sporco.
Le sollecitazioni giunte da più scuole dello studio dell’educazione civica hanno fatto da cornice a questo confronto vivace.
Claudia D’Agnone ha ricordato a tutti i giovani la questione delle violenze sulle donne proponendo la bella canzone di Sentiero 103 che è nostro compagno di viaggio.
Infine Gianluca Calì ha raccontato la sua esperienza di imprenditore che resiste alle minacce e ai ricatti mafiosi. Da giovane ha incontrato, mentre era impegnato come volontario nella campagna elettorale di Giuseppe Ayala, poco prima delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e in quella estate promise a se stesso che avrebbe tenuto fede all’impegno di opporsi ad ogni richiesta di pizzo. Per questa sua determinazione ha ricevuto minacce e la sua attività è stata oggetto di attentati, ma lui ha tenuto fede a quel suo impegno. Ha accompagnato le sue parole con le immagini di interviste, di alcuni mafiosi ripresi dalle videocamere di sorveglianza mentre danno fuoco alle auto della sua concessionaria, del video di Andrea Vincenti che canta Uomo libero per ricordare Libero Grassi, imprenditore ucciso dalla mafia per non aver voluto pagare il pizzo. 
Ragazzi e ragazze rimasti fino alla fine, a “rubare” ancora qualche minuto alla discussione e alle testimonianze, sono stati il miglior regalo di questa mattinata così densa e interessante.
Riprenderemo i temi che sono stati oggetto dei confronti delle tre Conferenze quando prenderanno il via i nuovi appuntamenti di questo anno scolastico per poter dare conto della ricchezza del confronto ma anche delle criticità: le risposte mancate e quelle che non hanno soddisfatto le richieste di studenti e studentesse, le questioni rimaste in sospeso, qualche silenzio reticente indizio di difficoltà della politica a dare conto del proprio operato. Dal nostro punto di vista sono segni delle difficoltà del confronto su cui intervenire e devono essere questioni da approfondire ulteriormente. In particolare, negli incontri di maggio il confronto assumerà la forma di scambio e condivisione di scuole differenti di uno stesso territorio con l’obiettivo di creare gruppi di studio, anche in rete fra le scuole, che prepareranno le Conferenze finali.
Questo riprendere il discorso è anche il nostro senso della continuità, un tratto del progetto che insegna la perseveranza e la costanza del lavoro quotidiano, un carattere che mostra come il costume civico è un’attitudine di ogni cittadino e cittadina alla fatica quotidiana della ricerca e dell’approfondimento.
Noi stessi saremo fedeli a questo atteggiamento tornando alla carica con chi ha il governo della cosa pubblica e riproponendo la questione dei costi degli spostamenti. La porremo con forza a sindaci e assessori, a presidenti e consiglieri regionali, perché assumano le determinazioni del caso per poter garantire la partecipazione di ragazzi e ragazze ai percorsi educativi.  


Editore Domenico Bilotta
Responsabile Nazionale Progetto Scuola

venerdì 31 maggio 2019

Martedì 14 maggio di nuovo due appuntamenti in Veneto


A Treviso, dopo aver contattato la Provincia perché ospitasse e si confrontasse con i due istituti che hanno aderito al percorso delle Giovani sentinelle ed aver avuto la risposta che non ci sono sale ampie per accoglierli, abbiamo chiesto aiuto all'Ufficio scolastico di Treviso, in particolare il dott. Nicola Zavattiero, che ha contattato l'Istituto Mazzotti di Treviso nel cui auditorium si è tenuto l’incontro con i ragazzi e le ragazze dei due istituti comprensivi di Paese e Preganziol.

Da molto tempo ripetiamo e sollecitiamo una soluzione alla questione degli spazi comuni, dove tenere incontri, dibattiti, conferenze che abbiamo a tema gli interessi di cittadini e cittadine senza però trovare risposte adeguate. Sembra non importare le sorti della buona politica, quella che si fa con il confronto e con il dialogo, sembra che aprire le porte delle sale istituzionali,   alle sollecitazioni di giovani e giovanissimi sia qualcosa di incomprensibile, così ci ritroviamo che non vi sono spazi ampi per dibattere o, se ci sono, la gestione degli strumenti audio e video sono in gestione a soggetti privati e per il loro uso è richiesto un pagamento.

Noi continueremo a ripetere che occorre riaprire questi spazi di confronto e proseguiremo con l'informare all'avvio dell'anno scolastico e prima di ogni incontro ad informare gli amministratori del progetto e delle sue articolazioni. 

Del pari come tutor del progetto richiederemo sempre a scuole e insegnanti di essere tempestivi, precisi e mantenere fede alle comunicazioni date per evitare di richiedere sale ampie per la partecipazione di sei o sette classi e ritrovarsi solo con due! Per questa ragione dobbiamo delle scuse alla Provincia di Treviso che avrebbe potuto ospitare l'incontro se fossimo stati a conoscenza del dato reale della partecipazione. Meno o per niente giustificata è però la sua assenza, come pure quella dei Comuni di Paese e di Preganziol, che hanno mancato l'appuntamento per approfondire con studenti e studentesse i temi oggetto delle loro proposte. 
 
La partecipazione e il dialogo sono alla base del convivere civile, siamo però fieri che ancora una volta il comportamento dei ragazzi di entrambe le scuole ci hanno riportato alla realtà e forse la nostra intransigenza conforta e da fiducia anche a loro. Sono stati per primi gli 80 ragazzi e ragazze dell'Istituto comprensivo Casteller di Paese a scuoterci. Insieme alla loro insegnante referente Giuseppina Sberna, ai suoi colleghi e alla loro dirigente scolastica Paola Rizzo, non si sono persi d'animo e, visto che il confronto con le proprie istituzioni non c'è stato, hanno discusso e condiviso temi e pratiche con i loro coetanei di Preganziol ridisegnando così nuove strategie. Sono partiti senza parafrasare con il loro tema: Ma...l’aria che respiriamo?  

La loro affermazione è un macigno: «Si parla di inquinamento atmosferico ma nessuno fa nulla per aiutarci. Noi siamo solo ragazzi e voi adulti, rivolgendosi ai pochi presenti ci state caricando di ogni possibile responsabilità, ci state lasciando in mano un modo di cui prenderci cura, senza alcun mezzo per farlo. Chi sarà a fare il primo passo? Un politico? Le Organizzazioni internazionali?

Consci della gravità del comportamento degli adulti hanno dichiarando il loro impegno a darsi da fare, trovare adesioni fra scuole perché consapevoli che il futuro è nelle loro mani, …prima che sia troppo tardi! Hanno ripetuto, dimostrando di non voler emulare gli adulti. Bisogna impegnarsi a trovare delle possibili soluzioni a questo disastro.

Hanno riproposto il loro power point rivolto oramai ai propri compagni, lasciando noi adulti e i pochi genitori a riflettere se è giusto essere inflessibili e schierarsi dalla loro parte. Fanno notare ad un mondo di ciechi e sordi quello che succede sul proprio territorio attraverso dati statistici, rilevazioni Arpav inoppugnabili. L'ambiente è malato, con o senza allarmismi, ciò è causa di malattie respiratorie tra i bambini, come l’asma, o ancor peggio morti per tumore ai polmoni, tutte legate all’attività dell’uomo. Dati scientifici lo dimostrano da anni, la risposta delle nazioni che si riuniscono in seduta plenaria si impegnano con promesse che slittano appena si avvicinano le scadenze oramai decennali!

Ragazzi e ragazze del Casteller hanno proseguito nel loro lavoro dimostrando che i cittadini hanno poca percezione della gravità del problema, l'analfabetismo culturale, vivere nella loro ignoranza mantenendo e sostenendo abitudini e comportamenti sbagliati. I giovani hanno intervistato oltre 300 persone e hanno scoperto che il 50% pensa che l'inquinamento sia dovuto al gas di scarico dei veicoli, è che tutto torna come prima appena tira lo scirocco, quando invece i dati ci dicono che anche non utilizzando mezzi di trasporto il PM10 rimane molto alto. 
 
Questi giovanissimi che lavorano con tenacia e convinzione, acquisiscono dati, approfondiscono, studiano sono il segno del valore della scuola. Hanno proseguito nella loro esposizione dimostrando come la legna ieri e oggi il pellet (qualcuno si chiede da quale materiale viene ricavato!), inquini più di ogni cosa, ma la pubblicità delle stufe va a gonfie vele, mentre si arriva al paradosso di tenere chiuso l'impianto del metano che evita di aggiungere micropolveri nell’atmosfera. Non creiamo allarmismi dicono i benpensanti! Ma l'allarme viene dalle piante - ripetono i ragazzi - che si ammalano, il PM10 impedirà loro di compiere la fotosintesi clorofilliana e quindi, se aumenta il tasso di inquinamento, avranno sempre meno ossigeno impedendo man mano la vita sul nostro pianeta. In pratica stiamo aiutando la Terra a distruggere se stessa e noi. I nostri prodotti agricoli bevono acqua inquinata dalle piogge acide. 
 
Le proposte che avrebbero voluto avanzare ai propri amministratori, se  sono quelle di una comunione di intenti con le altre istituzioni del territorio e che portino ad un cambiamento di comportamenti, che vada verso energie pulite, da parte loro sono già partiti con un'adeguata campagna di informazione e di sensibilizzazione nelle scuole. Come per Cicciano (NA) anche i ragazzi di Paese (TV) propongono la piantumazione delle cosiddette piante mangia veleni. L’utilizzo dei mezzi di trasporto elettrici, essere proprio i ragazzi a dare l’esempio, andando a scuola in bici o a piedi o correggere gli errori dei propri genitori e dei media locali come a Cadoneghe (PD), o incentivare il Pedibus per i più piccoli. 
Hanno poi preso la parola i ragazzi di Preganziol guidati dalla loro insegnante, Grazia Di Bari, con il loro tema sugli Spazi comuni per una cittadinanza attiva. 
 
Da provetti cronisti hanno messo sotto lente di ingrandimento il territorio comunale alla ricerca di edifici vuoti per un loro spazio. I ragazzi hanno dichiarato che nell'incontro di marzo con la propria Amministrazione è emerso che allo stato attuale non vi sono spazi aggregativi! Molti i complimenti e gli elogi ma di fatto negando gli spazi da nord a sud si celebra l'impoverimento di un Paese che non sa alimentare i valori della democrazia. 
Ancora una volta i ragazzi hanno dato esempio di maturità, con la loro semplicità e voglia di mettersi in gioco ci hanno regalato momenti di emozioni mettendo in pratica cosa vuol dire avere spazi per esercitare la democrazia. Ne è nato un confronto fra le due scuole, ragazzi e ragazze dei due comuni si sono resi disponibili a condividere su Twitter i progetti, i documenti, le proposte e condividerli con altre scuole, dar vita così ad un tam tam di idee condivise. 
 
Nicola Zavattiero ha esortato i giovani ad andare avanti in difesa di quei valori che li aiuterà a crescere e a divenire uomini. Un ringraziamento alla scuola per il ruolo che ha nella formazione dei giovani.

Un'altra giornata ricca di emozioni dove è prevalso il cuore e questo ci fa ben sperare e immaginare un futuro migliore. Ci siamo dati appuntamento per la conferenza finale lasciando aperto l'oblò della speranza, augurandoci che chi governa la cosa pubblica sappia fare pulizia al proprio interno per far emergere il bene comune e ricercare soluzioni a problemi che richiedono il contributo generoso di ciascuno.

A Rovigo, nella stessa mattinata, ci siamo ritrovati nella bella sala consiliare, affrescata ed elegante, di palazzo Celio con i ragazzi e le ragazze dell'istituto comprensivo di Taglio di Po guidati dal loro insegnante Denis Marangon, nostro compagno di viaggio in questi anni. Assenti giovani e giovanissimi delle scuole di Porto Tolle che avevamo incontrato, in occasione del secondo appuntamento, nella sala consiliare del Comune e che avevano elaborato riflessioni e proposte su temi di grande interesse: barriere architettoniche, ambiente e memoria storica che avevano suscitato interesse e dato il via ad una interlocuzione con gli amministratori locali.

Per questo terzo appuntamento avevamo contattato gli uffici della Provincia per chiedere ospitalità e la presenza del presidente o di un consigliere affinché fossero interlocutori dei giovani.

E siamo stati ospitati dalla Provincia di Rovigo e alle 9.00 è giunto anche Ivan Dall'Ara, presidente della Provincia che ha salutato i ragazzi e le ragazze, invitandoli sin da subito a fissare un nuovo appuntamento, e poi è andato via lasciandoci basiti. Nelle nostre comunicazioni via mail e telefoniche eravamo stati chiari e precisi: dialogo, confronto, ascolto, suggerimenti erano state le parole ripetutamente usate. Per queste ragioni non riusciamo a darci una spiegazione del comportamento del presidente Dall'Ara. Sarà stato irritato dal nostro invito di poche settimane prima, da cui il riferimento al prossimo appuntamento? Eppure anche la Provincia di Rovigo è stata avvertita sin dall'inizio dell'anno scolastico dell'avvio del progetto con tutti i suoi appuntamenti; nelle nostre comunicazioni non abbiamo mai mancato di ricordare l'importanza del dialogo e della discussione, del contributo di chi governa la cosa pubblica, di riaprire uno spazio di comunicazione dove poter interloquire, dove aiutare ragazzi e ragazze a fare esperienza di cosa sia una discussione pubblica, di come si diventa cittadini attenti e responsabili.

Sorpresi e dispiaciuti gli studenti e le studentesse, senza parole la fondazione, abbiamo proseguito testardamente il nostro incontro. I giovanissimi, a turno, con cartelloni e con le parole, hanno ripreso il racconto della loro esperienza di recupero di uno spazio, il parco Perla, che avevano contribuito a ripulire e a frequentare. Poi ci hanno dettagliatamente informato degli atti di vandalismo che hanno danneggiato lo spazio e alcuni arredi, documentando il tutto con immagini eloquenti. 

Così ha preso il via uno scambio che ha ridato un senso pieno a questa nostra mattinata. Abbiamo invitato i giovani a riflettere sui possibili autori e sui moventi e con le loro ipotesi, le informazioni anche degli insegnanti abbiamo provato a immaginare cosa sia potuto accadere. Forse i giovani con il loro attivismo hanno individuato, senza saperlo, un luogo da recuperare e far rivivere che altri vogliono mantenere nel degrado, al buio, non frequentato in modo che sia ideale per scambi e commerci illeciti. In questo modo è divenuto più chiaro anche ai giovanissimi di Taglio di Po come agiscono le organizzazioni criminali nel nuovo millennio e quali misure adottare per contrastarle. 

Abbiamo allora ragionato di come coinvolgere adulti e istituzioni per far rivivere il parco, quali iniziative intraprendere, che cosa fare in quello spazio per restituirlo alla fruizione di cittadini e cittadine, grandi e piccoli.

Sarebbe stato certamente interessante anche per il presidente Dall'Ara ascoltare e intervenire, accogliere proposte e suggerire ai giovanissimi, ricercare insieme delle soluzioni e prospettare degli interventi. Invece ha scelto di lasciarci soli in quella sala ampia e bella. Sarà stato il fastidio di discutere con dei ragazzini a farlo decidere così, ma noi, studenti e studentesse, docenti e fondazione, vogliamo augurarci di essere in errore e ritrovarcelo accanto alla prossima occasione.

Con ragazzi e ragazze ci siamo dati appuntamento alla Conferenza finale di ottobre.


Domenico Bilotta e Sergio Tamborrino

mercoledì 29 maggio 2019

Inizio dei terzi incontri in Veneto con un doppio appuntamento a Verona e a Belluno


Dopo la Sicilia il Veneto. Lunedì 13 maggio hanno preso il via gli appuntamenti nelle province di Verona e a Belluno.

Anche in Veneto abbiamo dovuto far fronte alla questione delle sale per ospitare gli incontri e anche in questo caso ci è stato di aiuto la collaborazione dell’Ufficio scolastico regionale e di quelli provinciali. A Verona la Provincia non dispone di una sala sufficientemente ampia per i ragazzi dei due istituti comprensivi, quello di San Giovanni Lupatoto e quello di  Avesa della città, e l’Istituto Einaudi sempre di Verona che ha poi ospitato l’incontro nel suo auditorium. 

Alle difficoltà della ricerca di una sala si aggiungono i ritardi nelle comunicazioni alle scuole che hanno come esito che qualcuno non partecipa per non aver avuto il tempo di organizzare l’uscita. 

È quanto accaduto con il comprensivo Ponte Crencano, Quinzano, Avesa che con dispiacere non ha potuto essere presente all’incontro, così ci siamo ritrovati con ragazzi e ragazze grandi e meno grandi delle altre due scuole con i quali abbiamo introdotto l’incontro sottolineando l’importanza che i progetti delle due scuole siano condivisi, con l’impegno a far uscire dagli edifici scolastici quanto ragazze ragazzi hanno prodotto, che divenga intento comune di un numero più grande di ragazzi e ragazze. Questi loro percorsi di cittadinanza possono essere uno strumento ancora più importante se vi è questo scambio, che significa arricchire l’esperienza di ognuno e apre nuovi orizzonti. E con questo spirito abbiamo dato il via all’incontro vero e proprio.

Ad esordire sono stati i più giovani del comprensivo di San Giovanni Lupatoto, accompagnati dai loro insegnanti Filippo Miraglia e Claudio Ferretti, che si sono occupati della loro scuola e, in particolare, della presenza di barriere architettoniche che impediscono ad una compagna di raggiungere il primo piano. Studenti e studentesse hanno raccontato il loro percorso con tutte le proposte e hanno riferito quali sono state le risposte degli amministratori di San Giovanni relativamente alla programmazione dei lavori nella loro scuola, le difficoltà di un intervento sull’edificio per dotarlo di un ascensore interno o esterno, i vincoli paesaggistici e urbanistici che impediscono o limitano fortemente gli interventi. Hanno poi pensato ad un murales con la funzione di abbellire una parte della scuola da realizzare sul muro perimetrale dell’edificio scolastico  e gli amministratori hanno ricordato che è in via di definizione il regolamento per questi interventi in modo da operare secondo le regole.

I ragazzi e le ragazze dell’Einaudi, presenti gli insegnanti Stefania Pellizzari, guido Lo Cistro e Daniele Pasquali che li hanno guidati in questa loro esperienza, hanno scelto come tema I giovani e il rispetto della cosa pubblica e si sono occupati della cura o meno di alcune parti della città che loro frequentano: intorno alla loro scuola, la stazione e il centro. Hanno messo a fuoco particolarmente la questione dei rifiuti che vengono lasciati fuori dai cassonetti o abbandonati nelle vicinanze, argomento che rinvia al comportamento civico di ognuno. 

Hanno preparato una serie di immagini che denunciano tali comportamenti con una rima per censurarli con l’arma dell’ironia. Come utilizzarli? Abbiamo proposto di costruire una sorta di installazione attorno ad un gruppo di cassonetti con immagini e rima in modo da far riflettere chi lascia i rifiuti fuori. Ragazzi e ragazze ne discuteranno se proporlo all’amministrazione comunale con la quale intendono dialogare dopo l’appuntamento del 22 marzo nella sala consiliare.

I temi e le proposte sono stati oggetto di un vivace scambio fra giovani e giovanissimi delle due scuole: gli uni non hanno disdegnato i più piccoli per la loro età e i secondi hanno dato prova di maturità e di piglio nella discussione che è stata interessante e partecipata e ci ha fatto particolare piacere questo dialogo che indica anche una direzione di lavoro, quella di un dialogo e di una condivisione.

Ad arricchire la mattinata abbiamo ascoltato Claudio Ferretti, ora docente a San Giovanni Lupatoto, che nel 1992 era cappellano militare delle forze di Polizia a Palermo. Ha ricordato i momenti terribili dopo la strage di Capaci, con gli agenti sopravvissuti fortemente scossi, il dolore indicibile dinanzi all’orrore e le sue parole sono state accolte nel silenzio, indizio di sincera condivisione. Ragazze e ragazzi hanno testimoniato con le proposte e la bella discussione la loro partecipazione sincera e appassionata al ricordo delle vittime della strage e di coloro che sono sopravvissuti.

Con tutti l’appuntamento è per la prossima conferenza finale in ottobre.

Sempre nella stessa mattinata, alle 9.30 nella sala Consiliare della Provincia di Belluno, pronta a fare gli onori di casa è la vice presidente Serenella Bogara, presenti anche i referenti dell'Ufficio scolastico provinciale, Gianni De Bastiani e Antonella Gris, ma delle sentinelle bellunesi nessuna notizia: Pensavamo ad un impedimento dovuto al viaggio dei ragazzi da Santo Stefano di Cadore a Belluno, poi visto il perdurare del ritardo abbiamo telefonato e siamo venuti a conoscenza che vi è stata un'incomprensione di date. Al rischio di non fare l'incontro, dopo una prima decisione di tenere l’incontro con quello delle sentinelle di Treviso, è prevalsa la decisione dei ragazzi e del prof. Iannuzzi, referente del progetto, di non voler rinunciare al confronto con la propria Provincia, che ha la competenza dei trasporti oggetto del loro studio. Lodevole il loro impegno, hanno chiesto di spostare l'incontro di un'ora e una delegazione di cinque ragazzi e ragazze insieme al proprio insegnante si sono spostati in auto in modo che le sentinelle dell'IIS E. Fermi sede ITE di Santo Stefano sono riuscite a raggiungere Belluno ed essere protagoniste della giornata. Nonostante gli impegni la vice presidente Serenella Bogara ha ricevuto i ragazzi nel suo ufficio, assente giustificata l'assessora all'Istruzione del Comune di Santo Stefano, Giulia De Mario che ha seguito e condiviso il progetto.

Hanno preso la parola i ragazzi del Fermi esponendo il loro tema e i suoi sviluppi riguardo il Biglietto facile-easy ticket, informando l’amministrazione provinciale della difficoltà degli utenti e, in particolare, dei giovani e degli anziani a procurarsi il biglietto dell'autobus in tutto il territorio Cadorino in quanto i punti vendita per l'acquisto sono spesso chiusi o distanti fra loro. L'alternativa al pagamento è un'Applicazione con carta di credito o prepagata escludendo di fatto gli anziani e i giovani oppure l'acquisto a bordo con l'aggiunta di una “gabella”, in barba alle agevolazioni dei servizi! La proposta dei giovani è l'istallazione di un distributore di biglietti ai capolinea degli autobus e nei punti più importanti dei paesi limitrofi. Per contrastare eventuali atti vandalici hanno proposto la collocazione in luoghi frequentati, inoltre sono disponibili ad una campagna di sensibilizzazione all'interno delle scuole e a preparare una pubblicità progresso e una cartellonistica da loro studiata da mettere a fianco dei distributori per contrastare gli atti vandalici. Il loro sogno sarebbe quello di vedere il logo del proprio istituto sui manifesti come impegno del loro protagonismo.

Sabato 11 maggio le giovani sentinelle cadorine avevano incontrato il direttore della Dolomitibus SpA, la società che gestisce il servizio, che si è dichiarato entusiasta di essere vicino ai giovani e ai progetti che promuovono il protagonismo giovanile, si è reso disponibile a coinvolgerli in indagini sul territorio e sulle preferenze o sui disagi relativi al trasporto. Hanno aggiunto i ragazzi che le lusinghe sembravano non avere fine quando, come il palloncino di fantozziana memoria che viene bucato e il sogno svanisce, è apparso un MA! L'idea del distributore, ha affermato lo zelante direttore, non può essere preso in considerazione in quanto incide sugli introiti aziendali!

Ragazzi e ragazze, nel corso del loro studio, avevano letto la Carta della mobilità che garantisce fra i suoi principi l'uguaglianza ed imparzialità, stabilisce l'impegno della società ad offrire un servizio accessibile a chiunque senza alcuna distinzione nei confronti di categorie e/o fasce sociali. Hanno potuto notare che il servizio prestato è in netto contrasto con quanto dettato dal nobile proposito della Carta e di questo i ragazzi e ragazze hanno parlato con la vice presidente della Provincia, invitandola a farsi portavoce presso la Dolomitibus affinché installi dei distributori automatici sul territorio dove effettua il servizio per poter rispettare i fini della Carta, ricordando che il servizio porterà vantaggi non solo ai cittadini del luogo ma anche ai numerosi turisti che, nei periodi estivi ed invernali, popolano queste zone montane. 

Ci auguriamo che questo confronto e questa condivisione di intendimenti dichiarati porti a non deludere i giovani in questo sempre più travagliato percorso di cittadinanza attiva di avvicinare i giovani alle istituzioni, e che le stesse intervengano, altrimenti qualcuno dovrebbe chiedersi l’utilità della scelta di privatizzare i servizi pubblici, a chi sono stati affidati tali servizi e perché viene meno il compito contrattuale di offrire servizi senza disagi al cittadino.

Inoltre, anche se fosse un privato, la Costituzione così cara ad Antonino Caponnetto cita che tutti, compreso le aziende private devono contribuire al benessere del proprio Paese. Non speriamo cotanta bellezza, ma almeno onorare gli impegni dei servizi al cittadino.
Con questi presupposti ci siamo dati appuntamento ad ottobre quando le giovani sentinelle di Santo Stefano di Cadore rivolgeranno il loro quesito alla Regione Veneto e ai parlamentari presenti.


Editore Domenico Bilotta
Responsabile Nazionale Progetto Scuola

giovedì 2 maggio 2019

In ritardo riportiamo gli ultimi tre incontri che chiudono i secondi appuntamenti in Veneto


Mercoledì 3 aprile, ancora tre appuntamenti con le giovani sentinelle del Veneto. 

In mattinata l'appuntamento è ad Arzignano (VI) con gli studenti e le studentesse dell'Istituto tecnico Galileo Galilei che ci attendono nell'aula magna della scuola con la preferente del progetto, Saverina Faraci, perché lo spazio nella sala consiliare è insufficiente ad ospitarli tutti e tutte, come ci aveva riferito l'ufficio comunale che avevamo contattato per organizzare il confronto del secondo incontro del progetto. 

Sempre l'ufficio ci aveva confermato l'intervento del sindaco, Giorgio Gentilin, interessato al dialogo con i suoi giovani cittadini e cittadine. Ma quando siamo arrivati a scuola del sindaco non vi era traccia, forse si era dimenticato dell'appuntamento all'Istituto Galilei, aveva scordato che un centinaio di studenti e studentesse erano pronti a interloquire con lui, a discutere e confrontarsi. Abbiamo contattato nuovamente gli uffici comunali e le nostre sollecitazioni, l'insistenza ad essere presenti e a discutere hanno avuto come effetto che alle  9.40 è giunta la vicesindaca Alessia Bevilacqua, che ha pure le deleghe ai Servizi sociali.

Nel frattempo la Fondazione ha ricordato a ragazzi e ragazze i tratti salienti del progetto, la sua articolazione e gli obiettivi che si intendono perseguire: promuovere la cittadinanza responsabile, uomini e donne, grandi e piccoli attenti ai diritti e rispettosi delle regole, indisponibili a voltarsi dall'altra parte. Il secondo appuntamento prevede che studenti e studentesse illustrino il proprio lavoro agli amministratori locali, sindaci e assessori, e ne discutano con loro perché è questa modalità che consente di fare esperienza di cosa sia la cittadinanza attiva. 

Ma se manca il sindaco o l'assessore con chi si confrontano i giovani? Non certamente con la Fondazione che ha il ruolo di tutor e modera il dibattito e si occupa di tutte le incombenze organizzative. Certo la Fondazione interviene per sollecitare, spronare, offrire testimonianza di altre esperienze, richiamare chi partecipa al confronto, in breve una pluralità di compiti che sono tutti differenti dall'essere interlocutori in questa fase. Ancora abbiamo sottolineato il diritto all'ascolto e all'interlocuzione per i ragazzi e le ragazze e il dovere per chi governa di ascoltare e dare delle risposte. Ovviamente i giovani non pretendono che le loro proposte siano accolte a prescindere, né lo vuole la Fondazione, esigiamo con i giovani che si diano ragioni e motivi delle scelte, argomenti a sostegno o critici alle proposte e alle richieste. 

Funziona in questo modo il dialogo, la discussine, il confronto è da questo non desisteremo, non arretreremo e forti di queste convinzioni abbiamo convinto ragazzi e ragazze ad avere pazienza e attendere l'arrivo della vicesindaca  prima di dare il via ai lavori.

Poi appena ci ha raggiunto Alessia Bevilacqua hanno preso la parola loro, per illustrare il proprio tema Non facciamoci del male, prima con un power point che ha ricordato a tutti i pericoli delle dipendenze, poi un bel cartellone sul quale ripartito lo spazio in quattro parti su ciascuna delle quali studenti e studentesse hanno scritto delle parole chiave legate alla dipendenza che hanno illustrato a turno.

Ancora un cartellone su cui alcune parole - Danno, rischio orribile gioventù abbandona e poi Attenzione logorare cadavere oblio oppressione lacrime - opportunamente illustrate con esempi hanno formato le parole droga e alcool.

Infine un video scritto, diretto e interpretato da loro illustra la progressiva solitudine di un consumatore di droghe. E lascia piacevolmente sorpresi la consapevolezza e il coraggio di ragazzi e ragazze su un tema così scivoloso come quello del consumo delle droghe a testimoniare che il buon lavoro a scuola produce risultati significativi se si ha la pazienza di operare e si confida nell'ascolto di giovani e giovanissimi.

Poi ha preso la parola la vicesindaca che ha anche la delega al sociale. Si è dichiarata contenta di confrontarsi con ragazzi e ragazze per questo percorso di cittadinanza attiva, perché a lei giungono segnalazioni da persone adulte e poco, pochissimo dai giovani così non è possibile individuare percorsi condivisi. 

Ha testimoniato di avere esperienza come amministratrice della cosa pubblica dei gravi danni prodotti dal gioco d'azzardo, con vite distrutte dai debiti e dalla dipendenza, legami familiari recisi; e dalla droga che ha ripercussioni nei comportamenti, nella salute anche mentale e che ha come conseguenza l'isolamento e il lasciarsi abbandonare in una situazione di disagio e di degrado. Allora sono necessarie alcune parole d'ordine che siano punti fermi nella vita di ogni uomo e donna, e la fondazione ha voluto ricordare la testimonianza di un giocatore affetto di ludopatia e del suo difficile cammino per sfuggire al demone del gioco.

In ultimo abbiamo ricordato i rischi legati al riciclaggio perché le sale gioco sono spesso teatro per ripulire il denaro di provenienza illecita e quest'ultima sollecitazione ha chiuso l'incontro che si è protratto per consentire di completare pensieri e intendimenti, lasciandoci con l'appuntamento del 6 maggio prossimo a Padova, quando i giovani di Arzignano si ritroveranno con quelli dell'area padovana per il terzo degli appuntamenti del progetto delle Giovani sentinelle.

Ad Abano Terme, nel pomeriggio, nella sala della biblioteca comunale, l’assessora Cristina Pollazzi ha accolto ragazze e ragazzi dell’Istituto professionale Pietro d’Abano insieme alle loro insegnanti,

Alessandra Bernardi, Elisa Pedrina e  alla Fondazione con la referente Lidia Pege.
Cristina Pollazzi ha salutato giovani, docenti e Fondazione per l’impegno profuso in questo percorso educativo e ha ricordato anche quello dell’amministrazione volto ad accompagnare ragazze e ragazzi nel difficile compito di divenire cittadini. E a tale compito ha fatto riferimento pure la fondazione nella sua breve introduzione per ricordare l’importanza di questo secondo appuntamento, questa esperienza di confronto pubblico su un tema di interesse generale, che lancia i giovani nell’arena pubblica.

Ragazzi e ragazze si sono ritrovati ad affrontare un caso di bullismo nella loro scuole e tale caso è stato all’origine delle loro riflessioni. Hanno osservato come sia facile ritrovarsi nei due ruoli: essere bulli e vittime di bulli, hanno promosso un’assemblea di istituto, cui è seguita una riflessione individuale e poi una di gruppo, per giungere alla consapevolezza che quando si innescano episodi legati al bullismo è difficile uscirne.
Hanno proseguito con gli approfondimenti con interviste e cercando di definire meglio i termini bullismo e mafiosità che hanno alla radice l'omertà, la mentalità mafiosa e l’egoismo, i luoghi del bullismo: la scuola e il lavoro, poi il cyber bullismo con il corredo di spettatori omertosi e attivi. Hanno anche posto attenzione a distinguere mentalità mafiosa e bullismo.
Quale percorso viene messo in atto per combattere queste forme di delinquenza?
È mai capitato di doverlo mettere in atto?
Vengono fatti incontri per adulti e giovani che aiutino a prevenire questi fenomeni di bullismo?
Basandovi sulle vostre esperienze esiste un rapporto tra bullismo e mentalità mafiosa?
Con queste domande hanno dato il via all’interlocuzione con l’assessora e Cristina Pollazzi non si è sottratta. Ha illustrato quali iniziative ha proposto e realizzato come amministratrice, lavorando con i giovani e con le famiglie. Nella scuola media inferiore con un'esperta per affrontare le dinamiche di classe, mentre in quella superiore l’attenzione è stata rivolta alla filosofia di vita e alla positività in internet.

Ha aggiunto che il Comune di Abano Terme ha partecipato con il proprio gonfalone alla giornata del 21 marzo. Non ci sono grandi problematiche di delinquenza o microdelinquenza nel territorio e l’amministrazione cerca di aiutare le famiglie che ne hanno bisogno. Anche lei si è soffermata a riflettere sul rapporto fra bullismo e mentalità mafiosa, su microcriminalità e organizzazione mafiosa.

Ha poi preso la parola Lidia Pege che ha voluto sottolineare come la mentalità mafiosa sia un comportamento pervasivo e che la mafia sia attratta pericolosamente dai soldi. Ha ripreso la vicenda dello hotel Salvagnini, che i ragazzi e le ragazze avevano posto con forza l’anno passato e per il quale avevano posto delle domande all’amministrazione sui rischi di operazioni di speculazione. E l’amministrazione ha chiesto al curatore dell’immobile quali fossero gli intendimenti, ma lo stesso non ha dato risposta, trincerandosi dietro la tutela della privacy.

Poi ha preso la parola Nicola Zanardo, architetto che ha denunciato qualche anno fa un caso di corruzione ad Abano Terme. Il suo racconto è stato molto emozionante e accolto con silenzio appassionato e complice cui sono seguite molte domande e le sue risposte accrescevano la cusriosità e nuovi interogativi.
Gli autobus che avrebbero dovuto riportare a casa ragazzi e ragazze hanno posto fine allo scambio fitto e noi vogliamo concludere con il bell’appello di Lidia Pege che ha voluto chiedere a tutti, giovani, docenti, scuola e amministratori gesti di solidarietà per Nicola Zanardo, per il suo corggio civico, perché sottolineando il suo comportamento possiamo rafforzare lo spirito pubblico e l’etica della responsabilità.

Sempre nel pomeriggio, nel bell'auditorium padre Ezechiele Ramin di Cadoneghe, le giovani sentinelle dell'Istituto comprensivo della scuola media Don Milani sono state accolte dal sindaco,  Michele Schiavo. Hanno richiesto lo spazio dell’Auditorium in quanto sono triplicate le classi. L'impegno e la passione dei ragazzi e delle ragazze dello scorso anno ha portato a dei risultati concreti sia riguardo il coinvolgimento di altri ragazzi e ragazze, sia riguardo il problema dell'inquinamento e del traffico a Cadoneghe e in particolare davanti alla loro scuola. Hanno sensibilizzato le famiglie, i cittadini, cui si è aggiunta la disponibilità e la collaborazione fattiva dell'Amministrazione comunale e del sindaco, che ha dato loro coraggio e un forte sostegno a continuare.

Prima dell'appuntamento, infatti, siamo passati davanti la scuola e abbiano avuto una piacevole sorpresa: due cartelli stradali nei pressi dell'edificio scolastico con la scritta Divieto di inquinamento. La proposta era nata lo scorso anno da parte dei ragazzi e dopo la delibera il Comune li ha installati. Al nostro arrivo l'Auditorium era pieno di giovani e genitori, c'era aria di festa, grande soddisfazione negli sguardi dei ragazzi e delle ragazze. Dopo il saluto del sindaco che ha confermando la sua disponibilità a fare dell'ambiente una battaglia comune, ha preso la parola la dirigente scolastica, Annelise  Squizzano, che con orgoglio ha salutato studenti e studentesse e le insegnanti, Paola Norbiato, Dafne Rizza, Silvia Rossi. Anche loro sorridenti …hanno seminato bene anche quest'anno!

Divisi in gruppi i giovani hanno iniziato ad esporre le loro proposte. Armati di power point e di cartelloni hanno chiesto ai genitori e cittadini a sostenere le loro idee, i loro sogni, all’Amministrazione di chiudere al traffico la zona adiacente alla scuola, per poi estenderla ulteriormente. Hanno proseguito chiedendo di avere l’amministrazione al proprio fianco in maggio, al terzo appuntamento, per sostenere la causa delle energie più pulite. Hanno fatto propria la proposta della piantumazione di alberi mangia veleni nel loro giardino della scuola oltre alla realizzazione di orti e la cura del verde nel cortile scolastico.

Una serata trascorsa troppo velocemente, piena di emozioni e i capannelli di grandi e piccoli che si sono creati a conclusione ne sono stata la dimostrazione.

Nel darci appuntamento a Padova per giovedì 16 maggio, abbiamo chiuso con alcuni versi che i giovani hanno letto su padre Ramin morto assassinato a 32 anni in Brasile. Fu ucciso perché si era schierato con i piccoli agricoltori nella lotta contro i grandi latifondisti che cercavano di impadronirsi anche delle loro terre.
Una cosa vorrei dirvi.
È una cosa speciale per coloro
che sono sensibili alle cose belle,
abbiate un sogno.
abbiate un bel sogno
seguite soltanto un sogno
il sogno di tutta la vita.
La vita è un sogno è lieta.
Una vita che segue un sogno
si rinnova di giorno in giorno
sia il vostro sogno che mira a rendere liete
non soltanto tutte le persone
ma anche i loro discendenti.
È bello sognare di rendere felice tutta l’umanità.
Non è impossibile…


 Domenico Bilotta, Sergio Tamborrino e Lidia Pege