domenica 3 giugno 2018

23 maggio Arezzo Insieme per non dimenticare








«È finito tutto!» l’esclamazione di Antonino Caponnetto alla morte di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta con la quale confessava tutta la sua impotenza e la sua disperazione ebbe un’eco fortissimo e una durata brevissima. 

A far cessare quel senso di impotenza e di disperazione furono ragazze e ragazzi, davanti al tribunale di Palermo, riuniti per il funerale di Paolo Borsellino e degli agenti di scorta. 

Il loro appello: «Caponnetto non ci lasciare, chi ci difende ora?» scosse Antonino Caponnetto che – come avrebbe dichiarato qualche tempo dopo – tornò subito sui suoi passi e promise solennemente, nell’orazione laica pronunciata al funerale di Paolo Borsellino, che non avrebbe mai lasciato soli Giovanni, Paolo e gli agenti della scorta, avrebbe raccontato delle loro vicende, avrebbe testimoniato del loro impegno e dei valori cui erano fedeli, fino a quando le sue forze lo avrebbero sorretto.
 
E Antonino Caponnetto mantenne la sua promessa girando in lungo e in largo l'Italia, raccontando le vicende umane e professionali dei due giudici, l’impegno contro la mafia e contro ogni ingiustizia sociale. Dopo la sua morte la Fondazione a lui dedicata onora quel suo giuramento solenne dando seguito al compito che si era proposto, senza arretrare, denunciando ipocrisie e falsi impegni, quegli stessi atteggiamenti che portarono all’isolamento di Giovanni e Paolo.

Insieme per non dimenticare 365 giorni all'anno!

Lo dobbiamo a loro e a tutti i martiri vittime di mafia. Vogliamo ricordare pure chi è sopravvissuto come Giovanni Paparcuri, autista del giudice Chinnici, Angelo Corbo, Gaspare Cervello, Paolo Capuzza, agenti di scorta, e Giuseppe Costanza, autista di Giovanni Falcone, Antonino Vullo, agente di scorta di Paolo Borsellino, o tanti altri dimenticati dallo Stato. Molti di loro non riescono ad incontrare i figli dei loro colleghi morti,  vivono con i rimorsi e i sensi di colpa per essere sopravvissuti.

Insieme per non dimenticare, loro lo praticano. Giovanni Paparcuri, dopo essere stato autista del giudice Rocco Chinnici e aver collaborato come esperto informatico è stato collocato in pensione come semplice commesso, da pensionato ha voluto raccogliere i ricordi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino trasformando le due stanze dei magistrati in un museo all'interno del tribunale di Palermo che accoglie migliaia di giovani. 

Angelo Corbo è stato dimenticato dallo Stato anche nei momenti di più acuta sofferenza per i ricordi della vicenda di cui è stato vittima. Angelo e Giuseppe Costanza e tanti altri offrono le proprie testimonianze nelle scuole, aprendo quotidianamente la loro ferita e suturandola magicamente con la propria narrazione, con la condivisione, con le emozioni che suscitano.

Poi ci sono tanti uomini e donne di buona volontà. Non eroi, pensatori e sognatori che non amano i compromessi, che provano emozioni. Questi uomini e donne hanno riempito, il 23 maggio, le piazze del nostro Paese ed hanno risposto a Palermo. Nel nostro piccolo lo abbiamo fatto ad Arezzo, a Porto Tolle, a Bagheria.

Abbiamo dato voce ai ragazzi e alle ragazze di Paolo, Giovanni e nonno Nino Caponetto affinché le loro idee continuino a camminare sulle gambe di tanti giovani accompagnati da un esercito di insegnanti partigiani di valori.
Nel teatro Tenda di Arezzo gentilmente concesso dal Comune abbiamo accolto la proposta del Ministero dell’Istruzione e della Direzione Generale per lo Studente, nella persona di Giovanna Boda, abbiamo aderito alla chiamata di Insieme per non dimenticare e malgrado le difficoltà dei tempi ristretti, risolte dall'esercito di uomini e donne di buona volontà, ragazzi e ragazze hanno risposto con entusiasmo. 

Dopo il filmato che ricordava i terribili momenti delle stragi e le testimonianze di Giovanni e Paolo recuperate nell'archivio Rai, altre immagini hanno documentato la risposta della società civile con le esperienze ripetute negli anni della Nave della legalità.  

A dare il benvenuto il vicepresidente del Consiglio comunale, Angelo Rossi, che ha ringraziato i giovani e la Fondazione per l’impegno a tenere viva la memoria del 23 maggio e per la tenacia a sostenere questi percorsi educativi alla cittadinanza e a favore della cultura della legalità. Hanno poi preso la parola il presidente della Consulta degli studenti della Toscana e quelli della Consulta di Arezzo accompagnati da Antonella Bianchi dell'Ufficio Scolastico Regionale della Toscana.

A dare il via ai lavori veri e propri sono stati i giovani del Liceo Artistico Piero della Francesca, sempre attenti alle tematiche del disagio giovanile. Negli anni hanno affrontato le questioni del bullismo, delle dipendenze da alcol, della cura e della conservazione dei beni architettonici. Quest’anno si sono occupati di sostanze stupefacenti con approfondimenti e testimonianze tratte dalle interviste fatte dopo una visita alla comunità di San Patrignano e lette con bella voce da Grazia Nazzaro. Hanno realizzato un questionario somministrato ad oltre 1000 giovani e adulti e concluso con interventi da parte del Sert di Arezzo e di altri esperti. Tutto il lavoro ha avuto la guida dei loro insostituibili insegnanti, Agostino Fabbri e Daria Meazzini, e il sostegno del loro dirigente scolastico, Luciano Tagliaferri. 

Hanno poi preso la parola i coetanei del plesso di Anghiari dello stesso Istituto che hanno messo al centro del loro lavoro il tema del rispetto dell'ambiente, in particolare la cura e la conservazione del loro borgo medievale. Hanno disegnato alcuni modelli di cestini da collocare all'interno del centro storico che hanno proposto all’amministrazione comunale e quello scelto sarà presto collocato nel centro del comune, come ha confermato il sindaco, Alessandro Polcri, e l'assessore alle Politiche sociali, Valentina Zoi che hanno accolto le proposte dei giovani e le hanno proposte in Giunta e nel Consiglio. Non poteva esserci esempio migliore per definire lo spirito e l'obiettivo del progetto I giovani sentinelle della legalità, di giovani che si prendono cura dei beni comuni e di istituzioni locali vicine ai propri cittadini favorendo la loro partecipazione e dando ascolto alle esigenze e alle sollecitazioni di cittadini e cittadine.

Anche i più piccoli del comprensivo Dovizi di Bibbiena con la loro insegnate Vanda Mancini e con il presidente del Consiglio comunale Francesco Frenos hanno offerto un bell’esempio di cura della propria scuola. Come è già accaduto a Bagno a Ripoli, Agliana, Monsummano e in tante altre scuole dove si denunciava spesso il degrado dell’edificio scolastico, i giovanissimi di Bibbiena hanno coinvolto genitori, nonni, artigiani chiedendo loro aiuto per ripulire e rendere più bella la propria scuola, trovando ascolto nell’amministrazione locale con risultati buoni.
I compagni e le compagne più grandi dell’Istituto Enrico Fermi sempre di Bibbiena hanno affrontato il tema della vendita degli alcolici ai minori. Hanno studiato le normative che la regolano e hanno proposto alla propria Amministrazione maggiori controlli, aggiungendo il proprio impegno in una campagna di sensibilizzazione sul territorio.

Ad approfondire meglio il tema sull'alcol è stato molto utile l'intervento di Valentino Patussi, Direttore del Centro Alcologico di Firenze. Il suo racconto informato e stimolante è il contributo che la Fondazione offre alle scuole che vogliono l’approfondimento di un esperto, l’analisi di chi è impegnato in prima persona, la riflessione di chi si occupa professionalmente di una determinata questione. Le parole e le sollecitazioni di Valentino Patussi sono il frutto della condivisione di idee e valori della Fondazione e dell'Associazione Generazioni Contatti. Con il suo presidente, Matteo Lucherini, con Valentino Patussi e con Bruno Lo Cicero, esperto in Comunicazione, abbiamo avviato la collaborazione con l’incontro di Firenze del 2 maggio con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza sugli stili di vita, allargando la riflessione a tutti gli aspetti, non solo quelli strettamente legati alla salute ma anche ai temi più generali della cittadinanza e del rispetto di regole e di uomini e donne.
A ravvivare la mattinata ci ha raggiunto con un po’ di ritardo Alessandro Greco, conduttore Rai della trasmissione Zero e lode. Il suo contributo e la sua professionalità hanno allietato la platea chiamando i ragazzi sul palco e intervistandoli.

I giovani dell'Istituto Professionale per l'Agricoltura di Firenze hanno presentato un bellissimo cortometraggio dal titolo I like you sul tema del contrasto al cyberbullismo e i coetanei dell'Istituto Professionale Leonardo da Vinci di Firenze un docu-film dal titolo Uomini e no, storie di ordinario razzismo. Soluzioni di ordinaria umanità. Splendide testimonianze di una scuola e di insegnanti cui sta a cuore la formazione dei propri allievi e allieve. Il nostro dispiacere più grande è di aver potuto vedere solo una parte piccola di entrambi, ma quanto abbiamo potuto vedere è stato molto bello ed emozionante. Abbiamo proposto alle scuole presenti e all'Ufficio Scolastico Regionale della Toscana di promuovere insieme la visione di questi filmati nelle scuole che affronteranno queste tematiche e, in generale, favorire la migliore diffusione di video e altri lavori in modo che le buone pratiche migrino con facilità da una scuola all’altra.

Spiace che dopo il bell’intervento di Bruno Lo Cicero che ha guidato ragazze ragazzi a scoprire i meccanismi della comunicazione in alcune delle sue pieghe più significative non vi sia stato tempo per le testimonianza delle altre scuole: Galileo Galilei di Arezzo, l'Istituto Professionale Margheritone di Arezzo, Liceo scientifico Enriques di Castelfiorentino e l’Istituto Pesenti di Cascina, scuola pilota del progetto. Ci conforta l'esempio del Convitto Nazionale Cicognini di Prato che ha spontaneamente rinunciato a parlare perché entusiasti degli interventi che hanno ascoltato per comprendere meglio tutto il percorso formativo.

E ci confortano la maturità e l’altruismo di studenti e studentesse che hanno esortato a desistere dall'intervento fuori luogo il proprio insegnante che protestava perché i giovani non avevano potuto prendere la parola, mentre i ragazzi e le ragazze si dichiaravano soddisfatti perché alcuni degli interventi che avevano affrontato lo stesso loro tema aveva offerto loro spunti e riflessioni, consentendogli di vedere la questione da un'altra angolazione.
Non potevamo chiudere meglio una giornata così ricca di emozioni e di riflessioni. Avremo ancora tanti ostacoli, ipocrisie, apparenze, lungo questo nostro cammino, ma con Antonino Caponnetto possiamo dire: «le battaglie in cui si crede non sono mai perse». 

Al lavoro quindi per unire uomini e donne di buona volontà.

Clicca sul link di sotto e scarica il filmato

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