Visualizzazione post con etichetta algarotti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta algarotti. Mostra tutti i post

giovedì 2 aprile 2015

Le sentinelle di Venezia non incontrano i rappresentanti dell’amministrazione comunale!

Le sentinelle di Venezia non incontrano i rappresentanti dell’amministrazione comunale!

Venerdì 27 marzo è in calendario il secondo appuntamento delle giovani sentinelle di Venezia. Dopo le dimissioni del sindaco Orsoni il Comune di Venezia è stato commissariato e quindi ragazzi e ragazze attendevano di essere accolte dal commissario prefettizio, come è accaduto due anni fa a Viareggio, quando furono accolti dal dott. Mannino nella Sala consiliare e discussero con lui il proprio progetto.

Invece venerdì 27  i giovani della Laguna non hanno avuto l'onore di varcare la soglia della sala consiliare! Abbiamo più volte sollecitato via email e poi telefonicamente il Commissario prefettizio, Vittorio Zappalorto, e di seguito il sub Commissario con delega alla Cultura, Sergio Pomponio, ma inutilmente, non abbiamo avuto nessuna risposta, completo silenzio …è prevalsa la scelta di chiudere le porte ai propri giovani cittadini che con loro volevano interloquire. Così la sala simbolo del governo democratico, quella che dovrebbe essere aperta a tutti i cittadini è rimasta chiusa!

La Fondazione è rammaricata per simile comportamento in quanto in un percorso formativo sulla cittadinanza attiva le Istituzioni non possono ignorare tali sollecitazioni che vengono dalla scuola e dai giovani.

L’incontro si è tenuto quindi nell’Aula magna dell’Istituto Algarotti che ha ospitato, oltre ai ragazzi e le ragazze della scuola, anche quelli del Liceo Classico Bruno-Franchetti. Ancora una volta la scuola sopperisce alle lacune di chi dovrebbe dare il buon esempio, è un presidio dello Stato dinanzi alle inefficienze e all'ignavia.

Presenti il Commissario Capo della Polizia di Stato di Venezia, Annalisa Ferrari, che porta il saluto del Questore, dottor Angelo Sanna, da sempre attento alla formazione dei ragazzi, il tenente dei Carabinieri, Sorgente, i rappresentanti del COISP con il presidente, Franco Maccari e, infine, il Commissario prefettizio della Provincia di Venezia, dott. Cesare Castelli, che si dichiara disponibile da subito ad ospitare in Provincia gli studenti per il terzo incontro previsto per martedì 12 maggio dalle ore 9.30 alle ore 12.30. Nel ringraziarlo, ci rincuora in quanto non rende vano il lavoro di un anno e non spegne il grande entusiasmo che questi giovani hanno trasmesso con questo progetto.

Nell'introdurre l'incontro, la Fondazione ha voluto orgogliosamente ricordare i compagni di questa tre giorni in Veneto: il personale dell’OSCAD con il progetto mirato e rivolto ai giovani per promuovere la cultura della legalità ed il contrasto ad ogni forma di discriminazione e di violenza. La Fondazione ha ribadito l’importanza del lavoro di squadra, di pool e dei ponti virtuosi con le forze sane del nostro Paese.  Il Sostituto Commissario della Polizia di Stato, Gioia Nanni, ci ha fatto riflettere e capire come si può andare oltre al ruolo di una divisa  e rendere prezioso questa collaborazione . Ha spiegato il cammino verso il rispetto dei Diritti Umani che il Dipartimento della Pubblica Sicurezza intende affrontare partendo con una campagna promozionale proprio da Venezia il prossimo 7 maggio con un truck lungo 18 metri che ospiterà i giovani della Laguna.

Poi  hanno preso la parola le Sentinelle del liceo classico Bruno-Franchetti accompagnati dalla loro insegnante, Alessandra Artusi, e dell’IIS Algarotti con l’insegnante e nostra referente per la provincia di Venezia, Giusi Sazio. I ragazzi dell’Algarotti fanno gli onori di casa lasciando la parola a quelli del Liceo Bruno Franchetti di Mestre-Venezia, all’esordio con il progetto della Fondazione. Gli studenti e le studentesse della classe II E classico hanno approfondito il tema della sicurezza in rete e dei pericoli che possono derivare da  una navigazione in internet poco responsabile. Essi hanno adottato come nuovo titolo del loro progetto una frase emersa dal colloquio per un approfondimento con uno degli esperti incontrati nei mesi scorsi, il dottor Scialdone, Commissario Capo del settore operativo ed investigativo della Polizia Postale di Venezia. La frase recita efficacemente così: Internet è come un diamante: rimane per sempre. Come hanno precisato poi i ragazzi e le ragazze, di ogni immagine, di ogni dato che viene scambiato in una comunicazione on line, nei social network o con un semplice SMS, rimane traccia per lunghissimo tempo a nostra insaputa, anche nel caso vengano cancellati o rimossi. Dopo la presentazione generale del percorso, affidata ad Alessio, la parola è passata a Brigitta e a Valentina, per l’esposizione di quanto emerso dall’intervista rivolta al dottor Scialdone. Le due studentesse hanno elencato i reati prevalenti di cui si può essere vittima navigando in internet, gli uffici competenti ad essi preposti, le strategie messe in atto per garantire un confronto efficace con il cittadino su questi temi. Gli studenti hanno inoltre riferito di aver conosciuto durante il loro percorso il dottor Fabio Corvini, formatore a livello europeo nel campo della sicurezza in rete. Corvini, parlando loro di Deep Web, ha smascherato l’esistenza di una realtà latente, sottesa alla rete da noi quotidianamente utilizzata, ma di facile accesso: un terreno fertile per la vita di molte organizzazioni criminali, un mercato la cui moneta corrente è il bitcoin.

Giammarco e Silvia hanno illustrato, poi, nel dettaglio l’esito di un sondaggio effettuato tra un campione di oltre 100 studenti del proprio Istituto, allo scopo di conoscere le abitudini dei giovani nell’uso delle nuove tecnologie e il loro grado di consapevolezza sui rischi cui ci si espone navigando in rete. In seguito all'analisi dei dati, l’appello rivolto alle autorità presenti è stato quello di incentivare l’informazione anche tra le scuole secondarie di secondo grado, come accade già in modo apprezzabile presso molti Istituti del primo ciclo di istruzione, perché c’è ancora tanto da fare in quest’ambito, avvertito dai giovani stessi come in evoluzione e, per così dire, liquido.

L’esposizione degli studenti si è conclusa con un efficace video, presente anche nel sito dell'USR per il Veneto nella sezione ECR - Essere Cittadini Responsabili. Come ha spiegato Alessia, hanno voluto così sensibilizzare ulteriormente i presenti sulle possibili conseguenze di un utilizzo ingenuo delle nuove tecnologie. Al video ha collaborato anche il dott.or Corvini.

Stremati dall’emozioni ma entusiasti ed appagati dagli applausi, cedono la parola alle sentinelle dell’IIS Algarotti.

L’anno scorso le Sentinelle di questo istituto si sono occupate dello studio del gioco d’azzardo come fenomeno sociale e socialmente pericoloso, analizzando il fenomeno dal punto di vista medico-scientifico, economico e giuridico.

Quest’anno invece le Sentinelle, reduci del ruolo di firmatari del Protocollo d’intesa fra Scuola, Fondazione e Prefettura di Venezia, per la prevenzione ed il contrasto del gioco illegale, la sicurezza del gioco e la tutela delle fasce deboli, hanno deciso di ripartire con la considerazione della pericolosità del fenomeno già in fase preadolescenziale e adolescenziale proponendo un progetto di educazione alla salute differenziato per fasce di età, con il fine di informare e prevenire il fenomeno partendo dal nucleo più vicino al bambino dopo la famiglia: in ambito scolastico. Hanno suddiviso così il progetto in tre interventi differenti, così come lo sono i destinatari. In questo primo incontro, le sentinelle si sono dedicate alla parte di progetto destinato alle scuole secondarie di I e di II grado: Marta, Benedetta, Anna hanno affrontato il tema del GAP nell’adolescente, mettendo in rilievo la pericolosità di alcune azioni apparentemente innocue; Claudia, Carlo e Alessia si sono soffermati sulla trattazione del fenomeno in fase pre-adolescenziale. Gli adolescenti italiani sanno che l’azzardo non è un gioco come tutti gli altri, e il 56% li associa alla consapevolezza di un divieto: il 43% sa che è vietato ai minorenni, il 16% lo ritiene illegale e il 7% pensa che sia consentito solo all’interno dei casinò. 4 ragazzi su 10 associano al gioco d’azzardo la sensazione di rischio e il 14% lo ritiene da malati.

Il 99% dei ragazzi conosce almeno un gioco d’azzardo; il 97% il gratta e vinci e l’88% i giochi con estrazione di numeri mentre l’80% circa conosce le macchinette (slot e videopoker), le scommesse, i giochi di carte online e il bingo. I ragazzi più grandi (16-17enni) appaiono più informati soprattutto sulle scommesse sportive, i giochi di carte e videopoker. In media, i maschi sono più attratti delle loro coetanee dal gioco d’azzardo, e la diffusione è maggiore in soggetti con basso livello di scolarizzazione e nel Meridione.

La pubblicità televisiva è il più importante veicolo di conoscenza dei diversi tipi di giochi, ma nell’iniziazione vera e propria al gioco è particolarmente rilevante il passaparola di amici che già praticano questa attività.

Anche il web ha un ruolo da comprimario tra i canali di conoscenza: dopo i social network, sono i siti sportivi ad avvicinare i ragazzi (soprattutto maschi) al gioco d'azzardo. Emerge dunque un segnale non irrilevante, perché l’esposizione al pericolo riguarda molto da vicino la pubblicità in Tv e anche lo sport, tradizionalmente percepito come scuola di sani principi, è divenuto anche veicolo di avvicinamento al gioco d’azzardo. Sebbene il “gratta e vinci” sia il più praticato, le scommesse sportive rappresentano il gioco d'azzardo più popolare tra gli adolescenti con una capacità attrattiva superiore a molti altri giochi d'azzardo tradizionali più noti e rivelano così un fenomeno da tenere sotto controllo.

Infine una bella sorpresa! I ragazzi allietano  i numerosi genitori e autorità presenti rappresentando  la  malattia del gioco d’azzardo così devastante con un balletto che Veronica e Giulia eseguono davanti ad una slot machine completamente realizzata dai ragazzi. Pronti per la prossima tappa di martedì 12 maggio, i ragazzi si propongono di arricchire il proprio percorso con ulteriori interventi  e ...spettacolo!

Editore Domenico Bilotta

Responsabile Nazionale Progetto Scuola

martedì 13 maggio 2014

Martedì 6 maggio le Giovani sentinelle risalgono il Veneto e approdano in Laguna.

Martedì 6 maggio le Giovani sentinelle risalgono il Veneto e approdano in Laguna. Eravamo ancora contenti e pieni di entusiasmo per il bell'incontro di Padova del giorno prima, segno importante dell'attenzione, fra cittadini e amministratori, per questo percorso di educazione alla cittadinanza attiva e responsabile anche in Veneto, che questi nostri sentimenti si sono repentinamente mutati in delusione appena giunti a Venezia. Come per Rovigo, nonostante i ripetuti inviti, le mail, le telefonate e le tante esortazioni a non deludere i propri giovani cittadini, gli amministratori della Provincia di Venezia hanno disertato l'incontro, oltre a non aver ritenuto importante ospitarli, confrontarsi e discutere con loro. I giovani non hanno avuto l'opportunità di essere ascoltati e, con ciò, è venuto meno l'obiettivo del progetto, quello del protagonismo giovanile e del loro ingresso nell'àgora. E il tema scelto da ragazzi e ragazze dell'Istituto Algarotti non è banale o frivolo. Tutt'altro. Il gioco d'azzardo è una piaga sociale che assume via via proporzioni inquietanti e devasta la vita di tanti uomini e donne e i ragazzi e le ragazze sarebbero stati ben lieti di conoscere e discutere l'orientamento di chi governa la cosa pubblica. Vista l'indisponibilità dell'amministrazione provinciale, l'incontro si è tenuto presso l'Aula magna della scuola. Ad introdurlo il saluto di Domenico Ticozzi, vice presidente del Consiglio comunale, unico amministratore locale presente, e quello del vicario della Dirigente scolastica. L’aula Magna gremita studenti e studentesse, erano presenti anche l’Istituto comprensivo di Viale San Marco di Mestre con la scuola primaria Tiziano Vecellio che il prossimo anno farà parte del progetto come Open day della legalità grazie al suo Dirigente prof. Davide Frisio e all’insegnante Giuliana Pezzin. Hanno iniziato i ragazzi dell’Algarotti che hanno presentato, illustrandole e commentandole, alcune slide sul tema dell'azzardo, confermando alcune nostre impressioni, che abbiamo avanzato in passato, che i giovani hanno una maggiore consapevolezza e preoccupazione del diffondersi di questa moderna patologia. Poi è intervenuto il dott. Vincenzo Roca, questore di Venezia, che ha ripreso il tema del gioco d'azzardo quale moderna malattia sociale, soffermandosi sugli aspetti meno evidenti, quelli legati alle infiltrazioni criminali e, in particolare, al riciclaggio. Ha ringraziato la scuola e la Fondazione per l'enorme impegno profuso a favore dell'educazione alla legalità e alla formazione dei cittadini. A seguire una vera e propria sorpresa: la testimonianza di Francesco Fiore, giocatore d'azzardo patologico che ha voluto raccontare il suo dramma di uomo dipendente patologico dell'azzardo, le sue vicissitudini che lo hanno condotto lungo un pian inclinato divenire via via soggetto incapace di intendere e volere che, a differenza dell'alcolista, non lascia trasparire la sua condizione di dipendenza per cui non è facile riconoscerlo. Il suo mimetizzarsi rende difficile senza dubbio che altri possano intervenire o allertare chi può farlo e lo sperpero del proprio denaro e del proprio tempo divengono i tratti caratteristici della sua vita. Francesco ha testimoniato della rovina della sua famiglia, dell'allontanamento di sua figlia che vede di rado, dell'aiuto ricevuto dal proprio padre che gli ha consentito di intraprendere un cammino di riabilitazione. Il racconto della sua discesa negli inferi dell'azzardo ha colto impressionato ragazzi e ragazze. Domenico Ticozzi ha preso la parola subito dopo e si è soffermato sul tema del gioco che da elemento di convivialità e divertimento si è trasformato profondamente in strumento che mette a repentaglio la salute e la vita delle persone. È intervenuto il dott. Giliberti dell’Ufficio scolastico provinciale che ha elogiato la Fondazione e il rapporto stretto con la scuola di tutti i soggetti per questa collaborazione, adesione importante a formare i giovani cittadini alla disciplina cittadinanza e Costituzione. A conclusione è giunto il saluto della Dirigente scolastica, professoressa Marina Perini, che ha ringraziato la Fondazione ha ricordato il percorso fatto dagli studenti che ha preso il via dall'educazione alla legalità ed è approdato alle Giovani sentinelle. Ha voluto ricordare il valore del contributo di Francesco Fiore che certamente aiuterà i giovani a capire e a discernere il gioco dalla dipendenza. In chiusura la Fondazione ha sottolineato l'impegno dei ragazzi e delle ragazze nell'affrontare un tema così difficile e si è rammaricata ancora una volta dell'occasione persa da parte degli amministratori provinciali e comunali, perché non hanno voluto e potuto prendere posizione sul tema, e ha espresso l'auspicio che siano i cittadini a sollecitarli ad essere presenti e interlocutori attivi, a dare il buon esempio e a scegliere la buona politica. Caponnetto ricordava che bisogna far politica, Politica con la “P” maiuscola, Politica dei valori, Politica dei comportamenti, e al di là dello schieramento politico deve essere prioritario il benessere dei cittadini. Ha chiuso ringraziando l'insegnante Giusi Sazio per l'impegno e la passione e come referente della Fondazione a Venezia. Editore Domenico Bilotta Responsabile Nazionale Progetto Scuola Via Baldasseroni, 25 - 50136 Firenze Tel. e fax 055 2478574 cell. 333 4875190 tutor@giovanisentinelledellalegalita.org domenico.bilotta55@gmail.com scuola@antoninocaponnetto.it http://www.antoninocaponnetto.it http://www.giovanisentinelledellalegalita.org http://giovanisentinelle.blogspot.com/ S

lunedì 24 marzo 2014

“A Padova la primavera della memoria e dell’impegno”.

“A Padova la primavera della memoria e dell’impegno”. 21 marzo, Aula di Assise “Falcone-Borsellino” – Palazzo di Giustizia Ho riflettuto poco prima di accingermi a scrivere il report per la giornata dedicata alla memoria e all’impegno. O forse avevo tutto in mente da un po’. Penso che questa potrebbe essere la lettera da destinare ai ragazzi che non vogliono veder morire i propri sogni. E disegno fiori e stelle sul libro “Liberi tutti”, che ho portato con me questa mattina e che poggio sul banco vuoto di un pubblico ministero. E rileggo alcuni passi ancora una volta. Qui, nell’aula del Tribunale di Padova intitolata ai giudici “Falcone e Borsellino”, guardo il disegno del volto del Giudice Caponnetto che i ragazzi del coordinamento provinciale di Libera stanno sistemando al banco dei Giudici e leggo ancora: “Rappresento l’Antimafia che agisce contro i crimini, l’Antimafia della repressione, ma ho bisogno dell’Antimafia della speranza, del consenso e dell’impegno di tutti voi” (Piero Grasso cit.) Mi risuonano le voci che ho ascoltato negli ultimi giorni: ma come si fa a sperare quando sui quotidiani leggi di un’antimafia fine a se stessa (quando non corrotta), di un’antimafia fatta di troppi consessi pubblici e belle parole, talvolta distratta e disimpegnata a realizzare, a costruire. E ti ricordi di quell’altra Antimafia, quella delle operazioni di polizia, del coordinamento e del “vis unita fortior”, oggi depauperata di uomini e mezzi. Ma come si fa a vivere in un paese di uomini e donne disilluse, tutti disincantati, senza essere ogni giorno costretti a sforzarsi di sorridere, a inventarsi la vita, a cercare di dare ossigeno a progetti multidisciplinari, a incitare ad un maggiore rigore morale, mentre intorno aleggia l’inerzia della morale? Corre prepotente quell’impulso di gridare al mondo tutta l’indignazione possibile per un Paese che sembra non riservare sorprese, se non quando arrivano quelle agghiaccianti e cruenti, e ti trafiggono il cuore; come la notizia di qualche giorno fa, di poche ore fa: la mafia ha ucciso ancora bambini. E allora lo sguardo lo rivolgo alle mie spalle, quando brusìi accompagnano l’ingresso in aula di 140 studenti degli Istituti scolastici di secondo grado di Venezia, Padova e provincia. Ci sono proprio tutti: l’Algarotti di Venezia, il Marchesi, il Valle, l’Einaudi Gramsci, il Cornaro di Padova, il Galilei di Selvazzano Dentro. Tutti ordinati, insieme ai loro insegnanti, i professori Antonio Bincoletto, Gabriele Toso, Maria Rosaria Putignano, Cinzia Noventa, Marta Carpanese, si sono fissati appuntamento alle 9.00 presso il luogo dove la Giustizia è amministrata. E sorrido finalmente. In un attimo l’aula si è riempita e in fondo ad essa, sui banchi del collegio e dei giudici popolari, proprio all’altezza di quella Giustizia uguale per tutti, sono proiettate immagini e nomi di tutte le vittime di mafia, così com’è nella tradizione dell’Associazione Libera. Mai visti così emozionati magistrati e avvocati. A introdurre: Valerio Cataldi, giornalista del TG 2. Premiato quest’anno da Articolo 21 come “inviato serio e sempre rigoroso nell’accertamento dei fatti e delle fonti, un cronista attendibile che nulla concede al sensazionalismo e al colpo ad effetto”. Valerio che scrive storie di pescatori e naufraghi salvati dal mare e imprigionati a Lampedusa; di Rose –giovane nigeriana- che affiora dall’oceano; scrive di ragazzi con la pistola, quelli di Scampia; quelli che se parli di rispetto di piccole regole e dell’obbligo di indossare il casco, ti rispondono “Ma io nu voglio murì accis”. Valerio ci raggiunge perché forse questa storia, la nostra storia, deve essere raccontata. Ed inizia così la nostra primavera dell’accoglienza e dell’ascolto a Padova; la nostra primavera della conoscenza. IL BENVENUTO Con i saluti del presidente del Tribunale Sergio FUSARO e del Giudice Domenica GAMBARDELLA, alla presenza del Presidente della sezione penale di Corte di Assise dott. Alessandro APOSTOLI CAPPELLO, del Pubblico Ministero Vartan GIACOMELLI e di tanti avvocati, cancellieri e operatori della Giustizia, il palazzo di Giustizia per mezza giornata si trasforma. Si spogliano per qualche minuto della toga; quella veste nobile e tradizionale indossata nei dibattiti processuali; simbolo dell’alta funzione sociale, intellettuale e morale che sono chiamati a svolgere gli uomini e le donne di questo palazzo. E lo fanno per accogliere loro: i privilegiati studenti di Padova e Venezia. Più volte la dottoressa Gambardella ha affermato che i giovani hanno bisogno di essere guidati amorevolmente verso le scelte più giuste. Per questo motivo il palazzo di Giustizia di Padova oggi diventa un spazio d’indagine della vita pubblica che può educare all’esercizio delle virtù civili. Il Vice Questore della Polizia di Stato dott.ssa Sara CORBASCIO, Responsabile dell’Ufficio Personale e delegata del Questore di Padova dott. Ignazio Coccìa, presenta ai ragazzi le iniziative del Dipartimento di Pubblica Sicurezza in materia di legalità, parla della necessità di sollecitare sempre più la costruzione di ambiti multidisciplinari, condivisi tra Istituzioni apparentemente distanti come la Scuola e la Polizia. Racconta di laboratori di cittadinanza attiva e partecipata ma riporta anche alla memoria la sua professione di poliziotto in terra di Calabria. E scopriamo così un funzionario forte, determinato nel ruolo che ogni giorno è chiamato a svolgere; eppure i ragazzi vanno oltre quella divisa, non notano la 92 parabellum portata sul fianco, perché non è quella che fa la differenza, e la chiamano solo Sara. LA MEMORIA Valerio Cataldi invita così i rappresentanti dei due partner che hanno realizzato l’evento: La Fondazione Antonino Caponnetto e il Presidio Silvia Ruotolo, accogliendo dal coordinamento provinciale di Libera Vittoria DE LUTIIS, giovane referente del Presidio Silvia Ruotolo. Vittoria presenta le attività di Libera previste sul territorio nazionale, parla dell’incontro voluto da Don Ciotti tra i familiari delle vittime di mafia e Papa Francesco, del viaggio a Latina e informa sui laboratori creativi in corso presso l’Istituto Marchesi di Padova: hanno inventato il gioco del Monopoli sui beni confiscati. Sollecitata ed emozionata, espone i profondi motivi di questa collaborazione che vede protagoniste le istituzioni, le Forze di Polizia e i giovani: “Non è raro sentire qualcuno che neghi la presenza del fenomeno mafioso al Nord, come ad esempio in Veneto, ed è qui che occorre cambiare, dirlo ai ragazzi. Lavorare sul territorio significa incontrare ostacoli e non sempre essere si è compresi appieno; il mondo dell'associazionismo, che pure è complesso, dà soddisfazione quando vedi questa platea, questi studenti che ringraziamo, in un'aula di tribunale, attenti per imparare e successivamente per testimoniare insieme a tutti noi". Pochi sanno che alcuni di questi ragazzi hanno deciso di partire stanotte per Latina, per raggiungere gli altri amici e non mancare all’appuntamento. Tocca a Renato SCALIA, membro della Fondazione Antonino Caponnetto, portare alla platea i saluti della Fondazione tutta e di nonna Betta Caponnetto. Renato ci racconta il proprio riscatto sociale, di ragazzo di periferia. Viene da un quartiere difficile Renato: Centocelle. Qualche suo compagno di giochi poteva essere collegato alla banda della Magliana; il bar sotto la sua abitazione era frequentato da quei criminali che hanno ridotto un quartiere di Roma alla Chicago degli anni 30, consorterie dedite al traffico di droga, prostituzione, rapine; racconta della sua scelta di stare dall’altra parte, dell’intensa esperienza di poliziotto dell’Antimafia e dell’impegno assunto da qualche anno nelle attività della Fondazione Caponnetto. Spiega agli studenti il Progetto I Giovani Sentinelle della Legalità, promosso dalla Fondazione e che da quest’anno è partito anche in alcune scuole del Veneto. Ricorda che in sala sono presenti le rappresentanze di due degli Istituti coinvolti: l’Istituto Algarotti di Venezia con i docenti: Giusi Sazio e Domenico Roccaforte, e il Liceo Galileo Galilei di Selvazzano Dentro con il prof. Giovanni Aliberti. Segue, attraverso un collegamento telefonico, un’intervista esclusiva a Maggie RUOTOLO, giovane figlia di Rocco Ruotolo, testimone di giustizia. Con il contributo della testimonianza resa da questo piccolo imprenditore, è stato smantellato un gruppo camorristico di origine campana, che si era stabilito nel cuore del Veneto per impossessarsi di centinaia di aziende in difficoltà. La ragazza e la sua famiglia dal 2011 vivono sotto protezione dello Stato. Come hai vissuto questa esperienza e com’è la tua vita oggi, Maggie? Chiede Valerio Cataldi. Dico a me stessa: sarà un racconto già noto, una strada che ho battuto con la memoria più volte; eppure trovo in quelle parole di giovane donna una nuova apertura mentale. Valerio ascolta in religioso silenzio, in Aula c’è quiete. Perché stavolta non c’è il silenzio omertoso dei processi di mafia, è un silenzio confortante e accogliente. E’ il silenzio di giovani coscienze, che ricercano la bellezza, la verità. Valerio Cataldi non cerca la storia ad ogni costo e lascia che sia Maggie a mettersi in gioco; Maggie che dimentica in qualche passo del suo discorso i suoi sogni e le speranze di giovane studentessa e ci regala così il suo dolore. Maggie che afferma che le era quasi impossibile credere a una storia di mafia vissuta nel ricco Nord-Est. Volgo di nuovo lo sguardo alla platea; forse mi sbaglio, traspare una commozione che poco combacia con l’immagine di giovani choosy! Valerio chiama accanto a sé Benny CALASANZIO, giovanissimo scrittore. Benny è il nipote di Paolo e Giuseppe BORSELLINO, imprenditori siciliani del calcestruzzo, vittime di mafia proprio per essersi ribellati; solo omonimi del giudice, che per scelta della mafia devono morire proprio quel lontano 1992. Che scherzi crudeli a volte ti riserva il destino, quando rischi di vederti scippare anche la memoria dei tuoi morti! Benny è autore del libro, appena pubblicato: 'Abbiamo vinto noi', è la vita di Ignazio Cutrò, imprenditore calabrese che ha detto NO alla mafia (Ed. Melampo). Un libro che Benny non ha mai definito un romanzo, e forse ha proprio ragione: è la storia di questo martoriato paese; di un uomo –e di tanti altri- che si è ritrovato a urlare prima ancora che contro la mafia, contro lo Stato o, almeno, contro alcuni che affermavano di rappresentarlo. Benny non ha paura; Benny ha il coraggio di urlare i nomi di mafiosi che hanno sporcato le terre del Nord; proprio qui, dove imprenditori si sono negati il diritto di costituirsi parte civile. Dopo una breve pausa ripartiamo con la sessione dedicata all’impegno. E’ questo il momento in cui abbiamo voluto affermare ancora una volta: Cosa significa Legalità partecipata, cittadinanza attiva? E come avviare processi interattivi di prevenzione del sociale mafioso? L’IMPEGNO In sostituzione di Marco MASCIA, Direttore del Centro interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli dell’Università di Padova è presente la Prof. Paola DEGANI, ricercatrice dell’Università patavina, docente di Politiche pubbliche e Diritti Umani. Dal 2003 al 2009, è stata nomina dal Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza formatrice presso i Reparti Mobili della Polizia di Stato. Alla prof. DEGANI le è stata assegnata la cattedra di Deontologia professionale, tutela dei diritti costituzionali e dei diritti umani, con particolare riguardo alla problematica del ruolo della Polizia nella prevenzione delle violazioni dei diritti umani (discriminazione razziale ) e nella promozione del loro rispetto. Paola DEGANI racconta l’esperienza che vive da cinque anni con la Questura di Padova, avendo la stessa avviato –attraverso un protocollo d’intesa- con il Centro Diritti Umani incontri informativi e formativi comuni tra studenti e poliziotti in materia di Diritti Umani. Incontri che si sono tenuti proprio nell’aula magna dello storico Reparto Mobile di Padova. Espone anche le criticità emerse in questi anni, rilevando che un’Istituzione deve essere in grado di riflettere e di migliorarsi anche sulle difficoltà e auspica che in un prossimo futuro il protocollo d’intesa possa rinnovarsi con nuovi e moderni indirizzi d’informazione e formazione. Con Paola DEGANI è presente Ines TESTONI, prof. associato dell’Università di Padova, Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata. Direttrice del Corso di Alta Formazione per la Prevenzione del Sociale mafioso avviato nell’anno accademico 2012-2013 che ha visto alternarsi Nando dalla Chiesa, Enzo Ciconte, Luciano Violante e tanti altri. Studiosa del fenomeno mafioso ha rivolto la sua attenzione negli ultimi anni alla creazione di ambiti relazionali, gruppi interattivi tra Istituzioni pubbliche, enti creditizi, Forze di Polizia. per la ricerca di un metodo condiviso e condivisibile di lotta alle mafie. Ha parlato di crisi dei valori nella società moderna di gestione della fiducia, fino a porre una seria riflessione sui legami “amicali e/o parentali” che per troppe volte hanno inciso nella costruzione sociale dei valori democratici e della legalità (fino a corromperli) La Fondazione Caponnetto, per chiudere la giornata ha voluto che fosse Dario MEINI, giovane collaboratore della Fondazione e nipote di Antonino Caponnetto. Dario ha presentato un profilo di Nino Caponnetto diverso da quello che conosciamo. Un uomo: nonno Nino che Dario da bambino non riusciva “a sentire interamente suo”; racconta dell’impegno e del rigore di un magistrato prima e di un nonno impegnato nelle scuole poi, a contatto diretto con i giovani che amava indicare come “sentinelle della Legalità”. La voce di Dario è ferma e decisa quando afferma: “Le organizzazioni mafiose temono più la scuola, l’istruzione, il confronto, non gli apparati preposti alla loro repressione!” e invita i giovani studenti a fare rete, a inventarsi spazi condivisibili perché aggiunge “siamo noi, è questa società che non riesce a realizzare gruppi positivi e permette alle mafie di annidarsi sulle nostre debolezze”. Che emozione quando, guardando negli occhi i ragazzi, chiude il suo intervento con i versi di “Conosco delle barche” (Jacques Brèl): “Conosco delle barche che tornano in porto lacerate dappertutto, ma più coraggiose e più forti. Conosco delle barche straboccanti di sole perché hanno condiviso anni meravigliosi. Conosco delle barche che tornano sempre quando hanno navigato. Fino al loro ultimo giorno, e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti perché hanno un cuore a misura di oceano.” Arriva quasi di corsa l’attore Sebastiano Lo Monaco e qualcuno tra i ragazzi lo riconosce. Sebastiano Lo Monaco, proprio sul fine settimana dedicato alla memoria e all’impegno, con Mariangela D’abbraccio e Turi Moricca, porta in scena al Teatro Comunale Mario del Monaco di Treviso lo spettacolo DOPO IL SILENZIO, con la regia di Alessio Pizzech, tratto dal Libro “Liberi Tutti” di Piero Grasso. Un testo scritto in collaborazione con Grasso da uno dei più bravi drammaturghi italiani Francesco Niccolini. Lo Monaco ha voluto essere presente in questa giornata di commemorazione importante, proprio per il legame che ha con il mondo dell’associazionismo e ci regala uno dei passi più toccanti del primo spettacolo tratto dal libro di Grasso: “Per non morire di mafia”; tira dalla tasca dei pantaloni un accendino, simbolo di un legame forte tra Giovanni Falcone e Pietro Grasso e con lui ripercorriamo –in maniera diversa- un pezzo di storia attraverso la nobile arte del Teatro. Le conclusioni giungono da Valerio Cataldi che prima dei saluti di commiato chiede alla direttrice del Coro del Tribunale di Padova, avv.to Stefania Martin, di presentare ogni singolo elemento e i brani preparati. Con le note di The sound of silence (P. Simon e Garfunkel) si chiude così una storia collettiva di uomini e donne, operatori della Giustizia, studenti e professori, giornalisti e attori, che celebrando coloro che non ci sono più in un’aula di Tribunale, hanno opposto a una subcultura sanguinaria, fatta d’ignoranza, corruttèla e sopraffazione, una forza civile che sceglie la strada della conoscenza e del sapere come percorso verso uno Stato di diritto e di piena legalità. Fuori dall’Aula del Tribunale, saluto i ragazzi del Presidio Silvia Ruotolo: Lorenzo il nostro simpatico tecnico-informatico, Matteo, Francesca, Eleonora, Vittoria, Aurora, Clara, Giulia, Carlo, Lorenzo, Diego, Claudia, Marianna, Elisa, Gioele, Francesco… e mi accorgo che Padova è avvolta in un abbraccio di tiepido sole. Licia Serpico Referente Scuola Veneto Via Baldasseroni, 25 - 50136 Firenze Tel. e fax 055 2478574 cell. 333 4875190 veneto@antoninocaponnetto.org tutor@giovanisentinelledellalegalita.org domenico.bilotta55@gmail.com scuola@antoninocaponnetto.it http://www.antoninocaponnetto.it http://www.giovanisentinelledellalegalita.org http://giovanisentinelle.blogspot.com/

domenica 16 marzo 2014

Le giovani sentinelle dell’Algarotti di Venezia

13 marzo 2014: Le giovani sentinelle dell’Algarotti di Venezia occupano gli scranni del portego, al primo piano nobile di Cà Loredan, per parlare di gioco d’azzardo. È bastato giungere a Rialto, e da lontano osservare la maestosità della facciata di Cà Loredan, per avere la sensazione che qualcosa di straordinario stava per accadere. La Loggia di Cà Loredan presenta bellissimi elementi decorativi ma sono i particolari che toccano la nostra attenzione: due figure ad altorilievo su lastre raffiguranti Davide e Golia affiancano rispettivamente la Giustizia e la Fortezza. Come non possono ritornarci alla memoria le parole che sono state sempre fonte di grande ispirazione per la vita di Antonino Caponnetto? Giustizia, fortezza, onestà e concordia. Quella pace sociale di cui il Paese ha oggi disperatamente bisogno. Il luogo scelto dall’amministrazione comunale per accogliere le giovani sentinelle dell’Istituto Algarotti di Venezia è il Portego, storico palazzo, sede delle riunioni del Consiglio comunale. I nostri ragazzi, coordinati dalla prof.ssa Giusi Sazio -una vera forza della natura, tanto da essere soprannominata dai suoi stessi alunni “Vulcano”- e dai professori di diritto Giuseppe Palmieri, Giovanni Ferraro e Domenico Roccaforte, hanno pensato a tutto. Dopo un’attenta ricerca sul tema prescelto, applicando un approccio tecnico-scientifico, segnalando che l’azzardo non è più il passatempo dei ricchi, hanno realizzato locandine, creato diapositive di supporto ai testi prodotti, hanno aperto un gruppo su uno dei più famosi social network (chiuso!) per trasmettere velocemente le notizie, avendo cura nell’individuare Nicola (tra i grandi della scuola) come amministratore della pagina, con il compito di “monitorare e/o censurare” informazioni non gradite. Nulla di ciò che hanno fatto è passato inosservato alla Fondazione: dalla scelta dello slogan al loro progetto “la vita non è un gioco… d’azzardo” alla sobrietà nell’abbigliamento indossato per una occasione così importante. All’arrivo, ci accoglie un servizio irreprensibile di ospitalità, curato proprio dagli studenti dell’Algarotti, uno degli Istituti più antichi di Venezia. Da settembre 2011 è diventato il polo tecnico economico della città di Venezia e comprende due scuole: l'Istituto Tecnico Turistico Francesco Algarotti e l'Istituto Tecnico Commerciale Paolo Sarpi. Alle ore 16.30, con i ragazzi emozionati che siedono negli scranni della politica, l'assessore comunale al Commercio, Carla Rey, rivolge un sentito ringraziamento alla Fondazione Caponnetto e alla Dirigente Scolastica Marina Perini, per aver intrapreso questo cammino di legalità partecipata con le giovani sentinelle. Pone l’accento su quanto sia indispensabile il tema trattato dai ragazzi, una correttezza delle comunicazioni, affermando che troppo volte i dati reali non corrispondono con quelli ufficiali. Spesso chi soffre di patologie legate alla dipendenza dal gioco, si affida alle cure medico-sanitarie dopo anni di sofferta dipendenza; basti pensare che il dato preoccupante che si detiene è quello che indica –senza alcuna differenza di genere- l’età dei soggetti che soffrono di ludopatia: dai 15 ai 64 anni! Il fenomeno, a causa anche della facilità di accesso alla rete web, non è facilmente arginabile. Il 63% dei giovani veneti ha dichiarato di giocare abitualmente. Per tale motivo si è deciso, d’intesa con la Prefettura. di realizzare una “cabina di regia” comune per fare sistema rispetto a questo fenomeno. Domenico Bilotta, nostro infaticabile referente nazionale scuola, nel presentare la figura di Nonno Nino Caponnetto, ha riportato alla nostra memoria quel “non ci lasciare”, levatosi spontaneamente dalla folla di giovani, dinanzi al tribunale di Palermo, subito dopo la strage di via D’amelio. Fa riferimento all’energia pulita dei giovani che dà entusiasmo al mondo degli adulti, affermando che oggi i ragazzi dell’Algarotti hanno dimostrato “L’eccellenza della scuola italiana nel mondo” e che le istituzioni ci sono, lo Stato c’è e dobbiamo tutti essere fieri e pronti a sostenere i nostri giovani, quando “da adulti” dimostrano di aver riempito di contenuti le parole come “Stato di diritto e legalità”. Basta, infatti, guardare i volti compiaciuti delle autorità presenti: il vice prefetto Natalino Manno, il Capo della Squadra Mobile di Venezia dott Marco Odorisio, il presidente del consiglio comunale Roberto Turetta, il vice presidente del consiglio comunale prof. Domenico Ticozzi, il dirigente scolastico prof.ssa Marina Perini, l’assessore alla pubblica istruzione della Provincia di Venezia dott. Tessari, i rappresentanti dell’associazione Slot Mob, per essere consapevole che un passo avanti era stato fatto. Un collante tra i giovani e le Istituzioni è possibile: dare il buon esempio e offrire loro la possibilità di fare scelte consapevoli, affidare loro la responsabilità e l’autonomia nelle decisioni importanti e sostenerli nelle scelte etiche, rispettose, di buon senso. Com’è altrettanto importante esigere il rigore morale se si desideri essere dei buoni cittadini. Proprio Nonno Nino Caponnetto ci ha lasciato in eredità la sua dedizione al servizio delle istituzioni democratiche e il suo rigore morale; ciò deve rappresentare un esempio per tutti i cittadini e per chi riveste responsabilità pubbliche. È toccato alla prof.ssa Sazio il compito di presentare questo nuovo ambito relazionale che si era realizzato tra la Scuola e la Fondazione Caponnetto. Parole toccanti le sue, soprattutto quando ha fatto riferimento alla bella persona che le ha insegnato l’arte di relazionarsi con i giovani: proprio il prof. Ticozzi, già preside nell’istituto scolastico che l’ha vista crescere. Con la frase: «Caro prof. Ticozzi, questo è in parte il meraviglioso frutto che ho raccolto dai suoi insegnamenti» è partita la relazione dei suoi studenti. Domenico Bilotta, esprimendo il proprio apprezzamento per il lavoro svolto, invita i ragazzi a trovare insieme una possibile soluzione al problema e fissa loro appuntamento al prossimo 6 maggio, con orario 09-12, quando –ospiti questa volta della Provincia di Venezia- dovranno produrre le loro conclusioni e formulare eventuali specifiche richieste alle superiori autorità. Sul gioco d'azzardo ha rimarcato che abbiamo una cattiva legge e una cattiva coscienza, perché non lo si avversa con decisione per il gettito erariale che garantisce. Sarebbe di grande auspicio e ottimo segnale che le amministrazioni locali provassero a ricercare con i giovani come rivedere la legge, promuovendo in questo modo il protagonismo giovanile, facendo tesoro di suggerimenti che vengono dai cittadini – e in alcune occasioni, come a Cascina, i ragazzi ne hanno offerti di molto incisivi – e prendendosi cura dei propri cittadini. È la volta del prof. DomenicoTicozzi a invitare i giovani ad affrontare anche l’aspetto ludico dell’essere umano. Le dinamiche del gioco sono presenti nella storia della vita dell’uomo, dallo sviluppo infantile; presente in modo diverso in tutte le società passate e contemporanee. Li invita a godere anche del piacere del gioco, perché è anch’esso un luogo relazionale fondato su regole condivise. Oggi purtroppo si assiste a un vorticoso susseguirsi di giochi singoli, basati solo sulla dea bendata, facilmente accessibili anche da un telefonino. Cita la legge finanziaria per il 2007 che prevede: “Il finanziamento di campagne di educazione dei giovani finalizzate alla conoscenza dei rischi derivanti dal vizio di gioco, per la realizzazione di campagne da effettuare in collaborazione con le istituzioni scolastiche, finalizzate alla realizzazione di programmi educativi dei ragazzi in modo da permettere loro di conoscere la realtà dei rischi derivanti del gioco e a sviluppare un approccio responsabile al gioco.” Conclude il suo intervento affermando: avete diritto al gioco, perché è bello avere un approccio equilibrato nelle relazioni.
L’assessore provinciale Tessari evidenzia il nome scelto per il progetto della Fondazione “I giovani: Sentinelle della Legalità”, fa l’augurio ai ragazzi che siedono oggi nei banchi consiliari, affinché un giorno possano essere protagonisti davvero nel futuro politico della città di Venezia. Continua nell’affermare il valore della famiglia come oasi di protezione e ringrazia in particolar modo le Forze di Polizia presenti in sala, per il lavoro importante di prevenzione che svolgono nelle scuole italiane. E tocca proprio al Capo della Squadra Mobile, dott. Odorisio, rappresentare le numerose iniziative in materia di prevenzione, volute dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Porta i saluti del Sig. Questore dott. Vincenzo ROCA, trattenuto per improcrastinabili impegni, e concentra il suo discorso sugli aspetti giuridici legati al gioco d’azzardo e le configurazioni di successivi delitti che spesso a esso si associano. Rimarca il lavoro essenziale della rete, soprattutto per il contrasto al crimine organizzato che troppe volte ha riguardato inchieste giudiziarie correlate al gioco. Conclude il suo intervento rivolgendosi ai ragazzi: “Avete ragione, la vita non è un gioco d’azzardo ... e voi non mettetela in gioco”. Il presidente del consiglio comunale Roberto Turetta, invitato a porgere un saluto, afferma che oggi ha ricevuto una bellissima lezione di educazione civica. La dirigente scolastica Marina PERINI, termina i lavori evidenziando l’impegno assunto dai suoi ragazzi in questa giornata, che li ha visti sin dalle ore 8 della mattina, prima seduti tra i banchi di scuola e poi –entusiasti del lavoro- trattenersi sino a quasi le 19.00 di sera. Sempre con il sorriso stampato sul viso. Anche la prof.ssa Perini afferma di avere imparato tante cose oggi e proprio dai suoi studenti. Tocca ora a me svelarvi qualche retroscena, cari ragazzi. Sin dall’inizio di questa nostra meravigliosa collaborazione, la Fondazione Caponnetto ha avuto il sostegno di tante persone che sono sempre state nelle ultime file dei nostri incontri; persone semplici ma dal cuore grande che, puntualmente per la realizzazione dei nostri incontri, dedicavano massima attenzione e impegno; si prodigavano affinché il vostro percorso non avesse ostacoli. Uomini e donne delle Forze di Polizia, amici e volontari della Fondazione, che hanno scelto così di fare prevenzione: anche in qualità di genitori e semplici cittadini. Sono poliziotti, carabinieri, sindacalisti, appartenenti a più apparati istituzionali e del mondo dell’associazionismo, che non hanno mai voluto che io li nominassi, non hanno mai cercato visibilità. Appare più che opportuno oggi ricordare il loro impegno e lo faccio menzionandone solo due per tutti: sto parlando di Alessandro Destro e Mirko De Benetti, appartenenti a carriere diverse, entrambi genitori, accumunati da una grande umanità e un grande amore verso le Istituzioni che rappresentano. E SCUSATEMI SE STASERA SONO UN PO’ DI PARTE. Licia Serpico Referente Progetto Scuola Veneto Via Baldasseroni, 25 - 50136 Firenze Tel. e fax 055 2478574 cell. 333 4875190 tutor@giovanisentinelledellalegalita.org veneto@antoninocaponnetto.org domenico.bilotta55@gmail.com scuola@antoninocaponnetto.it http://www.antoninocaponnetto.it http://www.giovanisentinelledellalegalita.org http://giovanisentinelle.blogspot.com/