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giovedì 13 dicembre 2018

Incontro con le giovani sentinelle di Chiusa Sclafani e Corleone

Venerdì 7 Dicembre si è conclusa un'altra splendida settimana siciliana con altri due incontri: all'Istituto comprensivo G. Reina di Chiusa Sclafani (PA) e alla scuola primaria Finocchiaro Aprile dell'Istituto comprensivo G. Vasi di Corleone.

Alla scuola media di Chiusa Sclafani, per una nuova incomprensione nella comunicazione - e per questa ragione chiediamo a tutte le scuole di fare attenzione al momento dell'iscrizione scrivendo in modo chiaro o in stampatello i dati - non era stato programmato l'appuntamento. 

Ma la volontà di partecipare, la scommessa del protagonismo giovanile, la decisione di offrire questa opportunità ai giovanissimi hanno prevalso e le insegnanti coraggiose hanno ancora una volta  fatto il miracolo: la referente Antonella Campisi senza perdersi d'animo ha riunito nell'aula due classi e con attenzione ragazzi e ragazze di seconda e di terza hanno seguito in un silenzio partecipato prima le vicende degli anni '80 e del pool antimafia e poi tutte le fasi del progetto.

 L'entusiasmo è andato via via crescendo e, dopo aver visto alcuni video realizzati da altri ragazzi e ragazze in diverse scuole d'Italia, giovanissimi e insegnanti hanno scelto di coinvolgere e condividere con i tre plessi dell'Istituto che si trovano in tre Comuni diversi. Ragazzi e ragazze insieme all'insegnante Antonella Campisi e con il sostegno della Dirigente Scolastica, Francesca Cusumano, incontreranno i loro coetanei e le loro coetanee e illustreranno loro la vicenda di Antonino Caponnetto e le finalità del nostro percorso educativo con la sfida ad essere cittadini attenti e responsabili. In questa loro fatica saranno un prezioso ausilio i video che troveranno nel sito www.giovanisentinelledellalegalita.org.

Ancora una volta, alla fine dell'incontro, siamo usciti carichi ed entusiasti di quel piccolo contributo che abbiamo dato, e arricchiti di quello che insegnanti e scuola riescono a fare, certi di tornare mercoledì 20 marzo e trovare ragazzi e ragazze pronti, con le loro proposte, al confronto con i propri amministratori.

Nella provincia di Palermo erano rimasti solo i ragazzi e le ragazze, i bambini e  le bambine corleonesi a non aver partecipato al primo incontro che era slittato più volte anche per la frana che ha colpito l'Istituto, ma non potevamo dimenticarcene! Non potevamo lasciarli soli! Il tempo di spostarci e in mezz'ora siamo giunti a Corleone nella scuola Finocchiaro Aprile, nostra compagna di viaggio oramai da anni. Ad accoglierci la referente Lucia Di Fulco con le colleghe Ivana Di Cristina e Rosalia Monasseri.

Dispiace che quest'anno non partecipi la Scuola media dell'Istituto con il proprio "esercito" di insegnanti:  Giuseppa Francesca Lanza, Rosalia Romano, Maria Lucia Oliveri e Lucia Briganti, ma come abbiamo detto i problemi strutturali causati dalla frana hanno costretto giovanissimi e insegnanti ad essere ospitati nell'edificio della scuola primaria e impossibilitati a seguire il progetto per quest'anno. 

La frana poteva essere evitata, ed è un altro problema che si aggiunge ai tanti che affliggono la città di Corleone, e non è problema di traffico! Citando le piaghe di cui parla Paolo Bonacelli, lo zio avvocato di Johnny Stecchino, all’autista Dante (Roberto Benigni). Ma la frana e le piaghe sono anche un ottimo espediente per non parlare di altro: dopo l'abbandono delle Istituzioni, dopo le varie armate Potëmkin, la gente di Corleone è rimasta sola a combattere le proprie battaglie contro la superficialità dei media – come la Fondazione ha denunciato più volte– come abbiamo visto quando hanno dato visibilità e pubblicità al libro del figlio di Riina, che parla dei gesti amorevoli del suo buon vecchio padre; o hanno raccontato dell’impiego del figlio di Provenzano, provetto manager e tour operator di un'agenzia turistica statunitense per accompagnare i succulenti viaggiatori di Boston nelle terre di mafia; o ancora quando le troupe televisive si sono  catapultate a Corleone per intervistare figli, nipoti e pronipoti di mafiosi. Neppure a Bogotà avrebbero saputo fare di meglio!

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
 e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
 e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Martin Niemöller

I benpensanti, i puri e il quotidiano Repubblica non hanno invece perso tempo a isolare Maurizio Pascucci con attacchi di fuoco amico per aver posto un problema politico: che fare con coloro che hanno cognomi “difficili” ma che nulla hanno a che fare con parenti ingombranti? 

Che fare con coloro che hanno parenti mafiosi ma non hanno alcun legame con loro che non sia il cognome? In questa domanda secca è racchiusa una dimensione politico-sociale da affrontare: come togliere l’acqua dentro cui nuotano i pescicani mafiosi, separare e offrire un’opportunità a coloro che non sono in nessun modo compromessi?

Maurizio Pascucci compare in una foto con un giovane che ha sposato una nipote di Bernardo Provenzano, il giovane ha fatto il barista guadagnando 400 euro al mese, poi ha acquistato un bar con un mutuo, non ha nessun legame con la famiglia Provenzano se non l’omonimia. Che fare con lui? Si è posto questa domanda Maurizio e ha provato a dare una risposta. Lo ha fatto pubblicamente, non di nascosto o sottobanco, e a questo livello occorre replicare a Maurizio, con argomenti, non con scomuniche o con l’isolamento, condizione pericolosissima.

Anche i mafiosi di Avola, dopo il bellissimo incontro di Paolo Borrometi con i ragazzi del Majorana, riguardo la cultura della legalità, in contrapposizione all'omertà, facendo nomi e cognomi dei mafiosi locali, avrebbero avuto il diritto di replica se non fosse intervenuta la ministra Fedele.
Maurizio no!

Diffidate gente! Anche della solidarietà  e le carezze di personaggi come Vittorio Sgarbi, che non ha mai pronunciato parola alcuna contro la mafia ed è stato sindaco di Salemi, amministrazione comunale sciolta per mafia.
Si comincia con l’isolamento, con la denigrazione e con gli appoggi di personaggi equivoci. Lo abbiamo già sperimentato: chi non ricorda le “accuse” di protagonismo e di presenzialismo a Giovanni Falcone? Forse al quotidiano Repubblica ricordano l’articolo di Sandro Viola - quello in cui lo paragonava ad un comico del sabato sera, che non era un magistrato ma un esperto in criminalità mafiosa, un esibizionista squilibrato e vanitoso  - quell’articolo da cui traspare la colossale ignoranza dell’autore relativamente alle cose di Cosa nostra, articolo  che noi sprovveduti non ritroviamo, se lo cerchiamo nell’archivio digitale del quotidiano, lo hanno tolto come si nasconde il parente demente quando si ricevono delle visite.

Quando si è isolati e denigrati si corrono dei rischi e chi è in quella spiacevole condizione non ha possibilità di interlocuzione, non ha più titolarità al confronto pubblico. Al confronto pubblico Maurizio ha contribuito con grandi intuizioni e proposte: la lotta alle slot nei circoli ARCI, ha promosso il volontariato sulle terre confiscate alle mafie, ha aiutato oltre 30 produttori dell’associazione Fior di Corleone a dire no alla mafia e ad uscire dalla condizione di disagio in cui operavano. 

Era lì anche in occasione della frana, ha aiutato altri volontari a ripulire e liberare dai detriti la scuola. Nella stessa direzione si è mosso anche con questa ultima proposta.

A differenza di molti critici e puri, compagni che ci troviamo accanto, Maurizio ha condiviso con il progetto sentinelle  a non indietreggiare dinanzi alle “proposte umanitarie” di liberare Totò Riina malato, non cedendo al ricatto psicologico, né concedere alcunché alle altre proposte di alleggerire il regime carcerario previsto dall’articolo 41bis del nostro ordinamento penitenziario. A muovere Maurizio Pascucci è stata la sua storia e la sua cultura politica. Collaboratore di Pio La Torre, si è formato in quella scuola – un tempo i partiti politici avevano una scuola per formare i dirigenti, oggi è sufficiente passare dal Grande fratello! - e quel modo di intendere la politica e l’impegno personale è rimasto come un corredo cromosomico, ma a lui non è concesso il diritto di replica, la possibilità di argomentare.

E a dirla tutta anche noi siamo colpevoli, come lo sono le insegnanti di Corleone, perché incontriamo con loro e manteniamo stretti rapporti con i figli più piccoli di alcuni mafiosi o dei loro parenti! Negli anni abbiamo incontrato a Corleone oltre 2000 ragazzi e ragazze, bambini e bambine, pensate che nessuno fosse figlio di mafioso?
Ci piace però ricordare ai puri la storia delle due bambine, figlie di mafioso, che dopo degli incontri a scuola sull'antimafia hanno convinto la madre a prendere le distanze perché si vergognavano! O quel bimbo del quartiere di Librino che la mamma, per sottrarre e salvarlo dal padre mafioso, cercava di tenerlo, visto che amava la musica e la batteria, in una scuola di Gravina di Catania perché c'era una preside, che abbiamo avuto l'onore di conoscere, che dedicava 24 ore del suo tempo a scuola! Appoggiata dal maresciallo dei carabinieri di Gravina ha avuto minacce e scuola bruciata ma non ha ceduto! Noi eravamo lì non solo a portare la solidarietà ma a lasciare una traccia di non essere soli!

Con questo pensiero questa mattina sono entrato nella classe abbracciato da insegnanti e bambini festanti che mi avevano conosciuto.

L'anno scorso si sono occupati delle buche per le vie di Corleone, di strade senza illuminazione, di tubi rotti e l'acqua che scorre causando forse qualche altro smottamento! Ho parlato loro di altri bambini e bambine di Castelvetrano che, come loro, hanno avuto la sfortuna di non avere per diverso tempo un’amministrazione comunale perché sciolta per mafia. Qualche loro genitore avrà votato sicuramente quegli amministratori! Si erano occupati del degrado della loro bellissima città e dei loro monumenti impregnati di millenaria storia da andarne orgogliosi. L'anno dopo di raccolta differenziata, ancora dopo di randagismo e insieme hanno deciso di proporre ai genitori di chiedere, ai candidati al Consiglio comunale e a Sindaco, impegni precisi nei rispettivi programmi relativi alle proposte dei loro giovani cittadini.

Anche i bambini corleonesi, quelli che hanno cantato negli anni scorsi Basta con la mafia ma non hanno avuto ascolto, hanno deciso di riprendere insieme all'esercito di insegnanti partigiane dei valori i disegni e le foto delle buche & affini e insieme ad altre proposte che studieranno quest'anno le illustreranno, mercoledì 20 marzo 2019, nel confronto con il proprio sindaco.

Come capo gruppo e consigliere di opposizione ci sarà anche Maurizio Pascucci e io sarò "costretto a farci una foto!".


Editore Domenico Bilotta
Responsabile Nazionale Progetto Scuola

venerdì 5 maggio 2017

Conferenza finale delle giovani sentinelle siciliane

Martedì 28 aprile nel bel palazzo monumentale dell'Albergo delle Povere di Palermo si è tenuta la Conferenza finale del progetto delle giovani sentinelle siciliane. Nella sala stipati 200 ragazzi e ragazze provenienti da quattro città delle province di Palermo, Trapani e Siracusa in rappresentanza dei tremila studenti e studentesse coinvolti in questo percorso di cittadinanza attiva: Capaci 800; Corleone 800; Castelvetrano 200;  Siracusa 12 istituti per circa 1200. Altri ne hanno fatto richiesta e si aggiungeranno il prossimo anno scolastico.
Presente l’assessore regionale all’Istruzione e della Formazione Professionale, Bruno Marziano.
I ragazzi di Capaci sono stati i primi a prendere la parola. Dopo la giornata del 27 aprile, accompagnati dal proprio Dirigente scolastico, hanno rappresentato, con una scaletta di canzoni a tema, lo sviluppo del loro progetto di questi due anni. Il ritmo dei loro brani musicali ha coinvolto tutti i presenti. Ha preso poi la parola l'unico rappresentante istituzionale locale, il sindaco di Capaci, Sebastiano Napoli, in quanto i comuni di Corleone e Castelvetrano sono commissariati. Il Sindaco si è complimentato con i propri giovani cittadini e ha dichiarato che ha voluto fortemente essere presente e condividere con loro questo percorso ricco di emozioni che segnano un cambiamento perché amministrazione, genitori e ragazzi si sono impegnati in difesa di un bene comune.
Dopo è toccato ai ragazzi di Castelvetrano. Anche loro hanno fatto ricorso al linguaggio musicale, hanno voluto testimoniare l’attaccamento alla propria terra, con l’intento di difendere dal degrado le bellezze della loro città ricca di storia. Lo scorso anno si sono occupati del randagismo, oggi della raccolta differenziata e delle potenzialità del riciclo dei materiali. Approfondimento, impegno che ci auguriamo presto possa avere occasioni di confronto e ricerca di soluzioni con una nuova amministrazione che li possa degnamente rappresentare.
È stata poi la volta di Corleone: per loro avevamo chiesto alla Regione Sicilia di dare un segnale per riparare al silenzio degli anni passati quando ragazzi e ragazze grazie all’impegno e alla passione delle loro infaticabili insegnanti, nel 2014, all’incontro con i propri amministratori nella sala consiliare, i ragazzi più piccoli avevano cantando una canzone dal titolo Adesso basta con il ritornello che dice: “coi mafiosi adesso basta”; mentre i più grandi avevano interpretato l’altro brano E io dico che no. Quel giorno la Fondazione aveva scritto di svolta epocale nel report inviato all’ANSA: per la prima volta su quegli scranni dove sedevano gli amici di Ciancimino, dei ragazzi avevano detto no alla mafia!
L’avvenimento ci aveva rafforzato nella convinzione di essere accanto a loro, di non lasciarli soli, con nella testa le parole di Antonino Caponnetto: “La mafia ha più paura della scuola che della stessa giustizia!” Ma i media tutti avevano risposto con il silenzio, solo Paolo Borrometi, coraggioso giornalista antimafia de La Spia, aveva raccontato di quella giornata. Da allora continuiamo a ripeterci: da che parte stanno i media? E quella nostra  domanda è divenuta via via più urgente quando abbiamo letto di Angelo Provenzano, figlio di Bernardo, che collabora come guida turistica con un'agenzia di viaggi statunitense accompagnando i turisti nei luoghi di mafia! Ancora, abbiamo appreso della figlia di Totò Riina che siedeva nel consiglio di istituto di una scuola di Corleone. Per concludere, a dare il peggiore esempio ha provveduto la RAI con l’intervista e la presentazione del libro di Salvatore Riina, figlio minore del capo mafia.
I risultati di tanta esposizione mediatica li abbiamo raccolti quest'anno: nel corso di un incontro alcuni ragazzi hanno affermato che anche in casa di Totò Rina il figlio minore ha fatto la scelta di stare nella legalità! In una scuola della provincia di Siracusa i familiari di un mafioso chiedono di poter replicare a quanto è stato affermato a scuola durante un incontro sui temi della legalità e della cittadinanza.
Le giovani sentinelle della Sicilia non demordono nonostante le resistenze e le difficoltà, il voltarsi dall’altra parte e i contrattempi, forti delle convinzioni di Antonino Caponnetto: “le battaglie in cui si crede non sono mai perse!” Per questo abbiamo chiesto al presidente Rosario Crocetta di dare dei segnali forti, di schierarsi investendo risorse nella scuola, di respingere risolutamente i discorsi di certa stampa al servizio dei poteri occulti che si chiede quanto ci costa l'antimafia senza chiedersi mai quanto costa la mafia, la corruzione e l’evasione fiscale. La Fondazione ha richiesto un impegno alle amministrazioni di sottoscrivere la Mozione della legalità per un contrasto efficace alla mafia, alla corruzione e all’evasione fiscale. Noi siamo in attesa di risposte e di prese di posizione nette e non equivoche.
I giovani di Corleone si sono schierati con le cooperative delle terre confiscate, con la cooperativa degli imprenditori onesti. Il loro progetto di quest’anno ha riguardato i diritti dei contadini, contro il loro sfruttamento, hanno parlato della filiera economica dei prodotti del loro territorio come il grano o il pomodoro.
Hanno chiuso i ragazzi più grandi di Siracusa: la fiscalità, il caporalato, lo sfruttamento, i rifiuti e come la mafia si inserisce nelle maglie lasciate vacanti da una parte di istituzioni complici sono stati gli argomenti che hanno approfondito con una varietà di approcci e di linguaggi. Pur nelle differenze di età e di ordini di scuole ma con la stessa voglia di essere protagonisti e partecipi per un riscatto della propria terra, hanno testimoniato la voglia di vivere in una terra libera. Tanti i temi, tante le emozioni: tutto grazie alla scuola e alle insegnanti, partigiane dei valori.
Rosario Crocetta con la sua presenza ha voluto ripagare l’impegno dei ragazzi, e nel suo discorso si è rivolto a piccoli e grandi utilizzando i loro linguaggi e facendo propri gli stessi propositi, senza tralasciare le responsabilità e il ruolo di presidente. Così nel chiudere, salutando studenti e studentesse, ha ricordato l’impegno di tornare in Consiglio dove era in discussione e in votazione il bilancio di previsione della Regione siciliana per l’esercizio 2017-2019. 


Editore Domenico Bilotta
Responsabile Nazionale Progetto Scuola

sabato 11 aprile 2015

Svolta epocale a Corleone grazie alla scuola!

Svolta epocale a Corleone grazie alla scuola!

Venerdì 10 aprile per la prima volta ragazzi e ragazze di due istituti di Corleone: il comprensivo G. Vasi e l’Istituto Professionale di Stato per l'Agricoltura e l'Ambiente,  siedono sugli scanni della Sala consiliare del loro Comune dove anni prima sedeva Ciancimino! E lo hanno fatto cantando e dicendo no alla mafia!

I più piccoli cantando una canzone dal titolo Adesso basta dove il ritornello dice: coi mafiosi adesso basta; mentre il brano dei più grandi ha per titolo E io dico che no.

Le scuole aderiscono al progetto Giovani sentinelle della legalità che la Fondazione Antonino Caponnetto propone oramai da sei anni in tutta Italia e quello che è avvenuto a Corleone ci convince ancora di più ad essere accanto a loro, a non lasciarli soli. Ci vengono in mente le parole di Antonino Caponnetto (nonno Nino) La mafia ha più paura della scuola che della stessa giustizia!

La Fondazione ha accompagnato le due scuole in questo percorso formativo parlando di regole e della loro osservanza, di rispetto della persona, della convivenza civile e dei valori costituzionali, tutti temi che si ritrovano in Cittadinanza e Costituzione, spazio educativo da sostenere e rafforzare, e questo impegno della Fondazione ha avuto il riconoscimento della propria validità con il protocollo d’Intesa sottoscritto con il MIUR.

Dopo l’esperienza di tanti giovani che con il loro passaggio hanno portato solidarietà ai giovani dell'allora nascente cooperativa Lavoro e non Solo che lavorano i campi confiscati alla mafia e che hanno trasformato Corleone da terra di mafia in terra di antimafia; dopo l’esperienza di imprenditori onesti che hanno contribuito alla nascita dell'associazione Fior di Corleone; oggi è la scuola che lancia la sfida! Aiutare altri giovani e meno giovani cittadini nel faticoso compito di creare lavoro, e il lavoro è lo strumento principe per sconfiggere la mafia alla quale non interessa che vi siano diritti e dignità, ma interessa che ci siano cittadini sottomessi al ricatto del lavoro che non c'è. Creare lavoro vuol dire togliere manovalanza alla mafia. E questo deve essere l'impegno di chiunque voglia battersi per la legalità!

I temi scelti dalle due scuole dopo il primo appuntamento di ottobre hanno riguardato due beni confiscati  a Corleone: Casa Caponnetto, prima casa dei nipoti di Riina, e la Caserma della Guardia di Finanza, prima villa di Riina. Insieme ai propri insegnanti ragazzi e ragazze ne hanno parlato, hanno approfondito il tema e venerdì 10 aprile nel secondo appuntamento ne hanno discusso e si sono confrontati con la propria amministrazione comunale alla presenza del sindaco, Leochina Savona, e del Presidente del Consiglio, Stefano Gambino.

Il confronto è stato vivace e ricco di scambi, gli amministratori hanno seguito e risposto alle sollecitazioni degli studenti e l’emozione è stata grande! La ricchezza delle proposte, il coraggio di questi studenti, il lavoro silenzioso e tenace di insegnati e Dirigenti scolastici sono segno di grande speranza per tutti i cittadini e – siamo certi – occasione di riscatto per Corleone

A conclusione i giovani hanno proposto una terza canzone Io sono corleonese a ribadire l'orgoglio di essere figli di questa terra che vogliono veder rinascere nel segno della legalità.

In basso i link per i video delle prime due canzoni e il testo della terza.

Copia i link sulla barra degli strumenti e scaricare i filmati

http://www.dipleedizioni.it/scambio/Adessobasta.MOV

http://www.dipleedizioni.it/scambio/IODICOCHENOOFFICIALVIDEO2015.wmv

Editore Domenico Bilotta

Responsabile Nazionale Progetto Scuola

lunedì 12 gennaio 2015

Giovani sentinelle a Bisacquino

Giovani sentinelle a Bisacquino Lunedì 9 gennaio un altro incontro nel territorio corleonese, oltre 100 studenti dell'Istituto di Istruzione Superiore Di Vincenti di Bisacquino delle classi dell'Istituto Agrario, dell'Alberghiero e del Tecnico per Geometri hanno accolto la Fondazione Caponnetto e la “cuoca” livornese Nada. Ragazzi e ragazze hanno voluto con grande interesse partecipare, come i loro colleghi di Corleone, al primo incontro delle Giovani sentinelle, percorso di formazione alla cittadinanza. A loro abbiamo proposto di essere protagonisti e di assumere delle responsabilità, di essere cittadini attenti che si prendono cura dei beni che appartengono a tutti e di promuovere il rispetto delle regole, occupandosi di un tema, a loro giudizio, particolarmente rilevante. Studenti e insegnanti avevano idee molto chiare fin dall'inizio sull'argomento da scegliere: uno studio e una ricerca su un bene confiscato di Corleone, la villa di Totò Riina, oggi caserma della Guardia di Finanza ma che nel passato ha ospitato l'Istituto Agrario. Inoltre hanno proposto la valorizzazione di un terreno confiscato e assegnato all'Istituto agrario. Su queste terre intendono avviare, con i produttori agricoli aderenti all'associazione Fior di Corleone, una filiera etica ed economica del pomodoro siccagno corleonese. Ragazzi e ragazze dell'Istituto Alberghiero si occuperanno della cura del gusto e della ricerca di piatti "poveri" del territorio, rielaborandoli e proponendoli ai propri cittadini e ai visitatori. In questo percorso sono disponibili ad un gemellaggio con l'Istituto Alberghiero di Montecatini Terme e l'Istituto Agrario di Pistoia, in modo che la loro ricerca ed azione non sia isolata e oltrepassi i confini comunali per far conoscere buoni prodotti e buone pratiche. La cuoca Nada ha arricchito l'incontro dilungandosi, da ottima livornese ma anche da referente dello Spi Cgil di Livorno, in un percorso culinario, in un vernacolo complesso, che ha messo insieme l'antimafia sociale e il cacciucco alla livornese suscitando un grande applauso finale. Di sicuro tornerà all'Istituto Alberghiero a preparare il cacciucco alla livornese!!! Come spesso capita, mi sono domandato quanti di quegli studenti hanno parentele o vicinanze a famiglie mafiose, e come noi possiamo offrire opportunità diverse e migliori per il loro futuro. Nel provare a dare una risposta non possiamo che cominciare dall'ammirazione per i loro insegnanti, per il loro lavoro quotidiano e silenzioso, per l'impegno a formare cittadini e cittadine rispettosi e amanti della libertà e della democrazia, in particolar modo in un momento in cui i nemici della libertà e della democrazia hanno tanti volti, non solo quelli mafiosi ma anche del fanatismo. Il prezioso lavoro degli insegnanti aiuta ad essere consapevoli, a maturare una coscienza e un atteggiamento critico, presupposto irrinunciabile ad ogni cambiamento sociale e culturale. Non dobbiamo mai lasciarli da soli a rappresentare lo Stato in territori complessi dove spesso lo Stato è più debole della mafia. A marzo trenta studenti con i loro insegnati dell'Istituto Agrario di Corleone verranno in Toscana. Una bella notizia!!! Clicca qui per scaricare le foto Maurizio Pascucci Responsabile Nazionale Beni Confiscati

mercoledì 12 novembre 2014

Il Progetto Sentinelle della Legalità prende il via anche a Corleone

Qui sono due gli Istituti Scolastici interessati: la scuola media Giuseppe Vasi e l'IIS Vincenti con il settore Agrario e Alberghiero, sezioni di Corleone e Bisacquino. Presenti i rispettivi Dirigenti scolastici e alcuni insegnati. Riguardo gli studenti; tre classi della scuola media; mentre del Vincenti: tre classi dell'Agrario, due dell'Alberghiero e una delle serali. Complessivamente saranno 224 studenti. La scelta del tema da trattare è stato subito chiaro, trattare lo studio dei due beni confiscati più rilevanti di Corleone: la ex Villa di Totò Riina oggi Caserma della Guardia di Finanza e l'abitazione dei nipoti di Totò Riina oggi sede della Cooperativa lavoro e Non Solo e intitolata a Antonino Caponnetto. Verranno effettuate delle ricerche su come è avvenuta la confisca e il suo riutilizzo sociale. Abbiamo anche condiviso la necessità di effettuare delle interviste nella comunità corleonese in modo da poter comprendere come la cittadinanza abbia vissuto quei momenti e cosa pensa oggi. L'alberghiero di Bisacquino intende anche partecipare alla valorizzazione dell'Associazione Produttori Fior di Corleone attraverso la conoscenza dei valori di filiera corta e la elaborazione di piatti tipici con tali prodotti. Cosa dire? Dopo ben dieci anni di attività al fianco della Cooperativa lavoro e Non Solo, con oltre 4000 giovani volontari venuti da tutto il territorio nazionale e in particolare dalla Toscana, oggi si inizia a raccogliere dei buoni frutti anche a Corleone. Queste due scuole, con i suoi studenti e il prezioso operato dei loro insegnanti scriveranno una pagina di storia contemporanea che segna un percorso di cambiamento a Corleone. I dirigenti scolastici e gli insegnanti hanno chiesto di avviare una collaborazione diretta a titolo di scambio didattico con classi dello stesso indirizzo con quelle toscane. Insieme sarà più facile affrontare argomenti dove si preferisce non vedere, non ascoltare e non parlare. Agli studenti, ai loro insegnanti e ai dirigenti scolastici un buon lavoro di cuore. Un grazie particolare per la loro determinazione e impegno. Da parte mia mi ritengo più fortunato di altri facilitatori della Fondazione Caponnetto perché potrò seguire da qui i lavori di questi ragazzi per tutto l'anno scolastico. Antonino Caponnetto spesso diceva "la Mafia teme più la Scuola che la Giustizia". Siamo convinti che il percorso è iniziato e le parole profetiche di nonno Nino ci accompagneranno di buon auspicio! Maurizio Pascucci Responsabile Nazionale Beni Confiscati