giovedì 13 dicembre 2018

Incontro con le giovani sentinelle di Chiusa Sclafani e Corleone

Venerdì 7 Dicembre si è conclusa un'altra splendida settimana siciliana con altri due incontri: all'Istituto comprensivo G. Reina di Chiusa Sclafani (PA) e alla scuola primaria Finocchiaro Aprile dell'Istituto comprensivo G. Vasi di Corleone.

Alla scuola media di Chiusa Sclafani, per una nuova incomprensione nella comunicazione - e per questa ragione chiediamo a tutte le scuole di fare attenzione al momento dell'iscrizione scrivendo in modo chiaro o in stampatello i dati - non era stato programmato l'appuntamento. 

Ma la volontà di partecipare, la scommessa del protagonismo giovanile, la decisione di offrire questa opportunità ai giovanissimi hanno prevalso e le insegnanti coraggiose hanno ancora una volta  fatto il miracolo: la referente Antonella Campisi senza perdersi d'animo ha riunito nell'aula due classi e con attenzione ragazzi e ragazze di seconda e di terza hanno seguito in un silenzio partecipato prima le vicende degli anni '80 e del pool antimafia e poi tutte le fasi del progetto.

 L'entusiasmo è andato via via crescendo e, dopo aver visto alcuni video realizzati da altri ragazzi e ragazze in diverse scuole d'Italia, giovanissimi e insegnanti hanno scelto di coinvolgere e condividere con i tre plessi dell'Istituto che si trovano in tre Comuni diversi. Ragazzi e ragazze insieme all'insegnante Antonella Campisi e con il sostegno della Dirigente Scolastica, Francesca Cusumano, incontreranno i loro coetanei e le loro coetanee e illustreranno loro la vicenda di Antonino Caponnetto e le finalità del nostro percorso educativo con la sfida ad essere cittadini attenti e responsabili. In questa loro fatica saranno un prezioso ausilio i video che troveranno nel sito www.giovanisentinelledellalegalita.org.

Ancora una volta, alla fine dell'incontro, siamo usciti carichi ed entusiasti di quel piccolo contributo che abbiamo dato, e arricchiti di quello che insegnanti e scuola riescono a fare, certi di tornare mercoledì 20 marzo e trovare ragazzi e ragazze pronti, con le loro proposte, al confronto con i propri amministratori.

Nella provincia di Palermo erano rimasti solo i ragazzi e le ragazze, i bambini e  le bambine corleonesi a non aver partecipato al primo incontro che era slittato più volte anche per la frana che ha colpito l'Istituto, ma non potevamo dimenticarcene! Non potevamo lasciarli soli! Il tempo di spostarci e in mezz'ora siamo giunti a Corleone nella scuola Finocchiaro Aprile, nostra compagna di viaggio oramai da anni. Ad accoglierci la referente Lucia Di Fulco con le colleghe Ivana Di Cristina e Rosalia Monasseri.

Dispiace che quest'anno non partecipi la Scuola media dell'Istituto con il proprio "esercito" di insegnanti:  Giuseppa Francesca Lanza, Rosalia Romano, Maria Lucia Oliveri e Lucia Briganti, ma come abbiamo detto i problemi strutturali causati dalla frana hanno costretto giovanissimi e insegnanti ad essere ospitati nell'edificio della scuola primaria e impossibilitati a seguire il progetto per quest'anno. 

La frana poteva essere evitata, ed è un altro problema che si aggiunge ai tanti che affliggono la città di Corleone, e non è problema di traffico! Citando le piaghe di cui parla Paolo Bonacelli, lo zio avvocato di Johnny Stecchino, all’autista Dante (Roberto Benigni). Ma la frana e le piaghe sono anche un ottimo espediente per non parlare di altro: dopo l'abbandono delle Istituzioni, dopo le varie armate Potëmkin, la gente di Corleone è rimasta sola a combattere le proprie battaglie contro la superficialità dei media – come la Fondazione ha denunciato più volte– come abbiamo visto quando hanno dato visibilità e pubblicità al libro del figlio di Riina, che parla dei gesti amorevoli del suo buon vecchio padre; o hanno raccontato dell’impiego del figlio di Provenzano, provetto manager e tour operator di un'agenzia turistica statunitense per accompagnare i succulenti viaggiatori di Boston nelle terre di mafia; o ancora quando le troupe televisive si sono  catapultate a Corleone per intervistare figli, nipoti e pronipoti di mafiosi. Neppure a Bogotà avrebbero saputo fare di meglio!

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
 e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
 e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Martin Niemöller

I benpensanti, i puri e il quotidiano Repubblica non hanno invece perso tempo a isolare Maurizio Pascucci con attacchi di fuoco amico per aver posto un problema politico: che fare con coloro che hanno cognomi “difficili” ma che nulla hanno a che fare con parenti ingombranti? 

Che fare con coloro che hanno parenti mafiosi ma non hanno alcun legame con loro che non sia il cognome? In questa domanda secca è racchiusa una dimensione politico-sociale da affrontare: come togliere l’acqua dentro cui nuotano i pescicani mafiosi, separare e offrire un’opportunità a coloro che non sono in nessun modo compromessi?

Maurizio Pascucci compare in una foto con un giovane che ha sposato una nipote di Bernardo Provenzano, il giovane ha fatto il barista guadagnando 400 euro al mese, poi ha acquistato un bar con un mutuo, non ha nessun legame con la famiglia Provenzano se non l’omonimia. Che fare con lui? Si è posto questa domanda Maurizio e ha provato a dare una risposta. Lo ha fatto pubblicamente, non di nascosto o sottobanco, e a questo livello occorre replicare a Maurizio, con argomenti, non con scomuniche o con l’isolamento, condizione pericolosissima.

Anche i mafiosi di Avola, dopo il bellissimo incontro di Paolo Borrometi con i ragazzi del Majorana, riguardo la cultura della legalità, in contrapposizione all'omertà, facendo nomi e cognomi dei mafiosi locali, avrebbero avuto il diritto di replica se non fosse intervenuta la ministra Fedele.
Maurizio no!

Diffidate gente! Anche della solidarietà  e le carezze di personaggi come Vittorio Sgarbi, che non ha mai pronunciato parola alcuna contro la mafia ed è stato sindaco di Salemi, amministrazione comunale sciolta per mafia.
Si comincia con l’isolamento, con la denigrazione e con gli appoggi di personaggi equivoci. Lo abbiamo già sperimentato: chi non ricorda le “accuse” di protagonismo e di presenzialismo a Giovanni Falcone? Forse al quotidiano Repubblica ricordano l’articolo di Sandro Viola - quello in cui lo paragonava ad un comico del sabato sera, che non era un magistrato ma un esperto in criminalità mafiosa, un esibizionista squilibrato e vanitoso  - quell’articolo da cui traspare la colossale ignoranza dell’autore relativamente alle cose di Cosa nostra, articolo  che noi sprovveduti non ritroviamo, se lo cerchiamo nell’archivio digitale del quotidiano, lo hanno tolto come si nasconde il parente demente quando si ricevono delle visite.

Quando si è isolati e denigrati si corrono dei rischi e chi è in quella spiacevole condizione non ha possibilità di interlocuzione, non ha più titolarità al confronto pubblico. Al confronto pubblico Maurizio ha contribuito con grandi intuizioni e proposte: la lotta alle slot nei circoli ARCI, ha promosso il volontariato sulle terre confiscate alle mafie, ha aiutato oltre 30 produttori dell’associazione Fior di Corleone a dire no alla mafia e ad uscire dalla condizione di disagio in cui operavano. 

Era lì anche in occasione della frana, ha aiutato altri volontari a ripulire e liberare dai detriti la scuola. Nella stessa direzione si è mosso anche con questa ultima proposta.

A differenza di molti critici e puri, compagni che ci troviamo accanto, Maurizio ha condiviso con il progetto sentinelle  a non indietreggiare dinanzi alle “proposte umanitarie” di liberare Totò Riina malato, non cedendo al ricatto psicologico, né concedere alcunché alle altre proposte di alleggerire il regime carcerario previsto dall’articolo 41bis del nostro ordinamento penitenziario. A muovere Maurizio Pascucci è stata la sua storia e la sua cultura politica. Collaboratore di Pio La Torre, si è formato in quella scuola – un tempo i partiti politici avevano una scuola per formare i dirigenti, oggi è sufficiente passare dal Grande fratello! - e quel modo di intendere la politica e l’impegno personale è rimasto come un corredo cromosomico, ma a lui non è concesso il diritto di replica, la possibilità di argomentare.

E a dirla tutta anche noi siamo colpevoli, come lo sono le insegnanti di Corleone, perché incontriamo con loro e manteniamo stretti rapporti con i figli più piccoli di alcuni mafiosi o dei loro parenti! Negli anni abbiamo incontrato a Corleone oltre 2000 ragazzi e ragazze, bambini e bambine, pensate che nessuno fosse figlio di mafioso?
Ci piace però ricordare ai puri la storia delle due bambine, figlie di mafioso, che dopo degli incontri a scuola sull'antimafia hanno convinto la madre a prendere le distanze perché si vergognavano! O quel bimbo del quartiere di Librino che la mamma, per sottrarre e salvarlo dal padre mafioso, cercava di tenerlo, visto che amava la musica e la batteria, in una scuola di Gravina di Catania perché c'era una preside, che abbiamo avuto l'onore di conoscere, che dedicava 24 ore del suo tempo a scuola! Appoggiata dal maresciallo dei carabinieri di Gravina ha avuto minacce e scuola bruciata ma non ha ceduto! Noi eravamo lì non solo a portare la solidarietà ma a lasciare una traccia di non essere soli!

Con questo pensiero questa mattina sono entrato nella classe abbracciato da insegnanti e bambini festanti che mi avevano conosciuto.

L'anno scorso si sono occupati delle buche per le vie di Corleone, di strade senza illuminazione, di tubi rotti e l'acqua che scorre causando forse qualche altro smottamento! Ho parlato loro di altri bambini e bambine di Castelvetrano che, come loro, hanno avuto la sfortuna di non avere per diverso tempo un’amministrazione comunale perché sciolta per mafia. Qualche loro genitore avrà votato sicuramente quegli amministratori! Si erano occupati del degrado della loro bellissima città e dei loro monumenti impregnati di millenaria storia da andarne orgogliosi. L'anno dopo di raccolta differenziata, ancora dopo di randagismo e insieme hanno deciso di proporre ai genitori di chiedere, ai candidati al Consiglio comunale e a Sindaco, impegni precisi nei rispettivi programmi relativi alle proposte dei loro giovani cittadini.

Anche i bambini corleonesi, quelli che hanno cantato negli anni scorsi Basta con la mafia ma non hanno avuto ascolto, hanno deciso di riprendere insieme all'esercito di insegnanti partigiane dei valori i disegni e le foto delle buche & affini e insieme ad altre proposte che studieranno quest'anno le illustreranno, mercoledì 20 marzo 2019, nel confronto con il proprio sindaco.

Come capo gruppo e consigliere di opposizione ci sarà anche Maurizio Pascucci e io sarò "costretto a farci una foto!".


Editore Domenico Bilotta
Responsabile Nazionale Progetto Scuola

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