mercoledì 25 aprile 2018

Da Campobello di Mazara a Corleone


Lunedì 9 aprile mattinata intensa con le giovani sentinelle siciliane. Subito, all’apertura delle scuole, un appuntamento a Campobello di Mazara. 

Nell’auditorium dell’Istituto comprensivo Pirandello San Giovanni Bosco siamo stati accolti da studenti e studentesse, giovanissimi della scuola media e giovani del Tecnico per Geometri Ruggero d’Altavilla V. Accardi. Con loro i rispettivi Dirigenti scolastici, Giulia Flavio del Comprensivo e Grazia Maria Lisma per la scuola superiore, insieme con il sindaco di Campobello Giuseppe Castiglione.

Dopo i saluti delle dirigenti scolastiche e del sindaco che hanno ringraziato la Fondazione per l’impegno e la tenacia con cui tiene fede al lascito di Antonino Caponnetto, la Fondazione ha introdotto i lavori veri e propri.
La vicenda del giudice antimafia, dal suo arrivo a Palermo per sostituire Rocco Chinnici al maxiprocesso e dal ritorno a Firenze fino all’impegno a testimoniare la cultura della legalità e le memorie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è ricca di insegnamenti per ragazze e ragazzi che scoprono questo pezzo di storia del nostro Paese così vicina a noi e così densa di significati. 

In questo senso dopo aver ricostruito la vicenda sul piano storico, abbiamo posto l’attenzione sui temi del rispetto delle regole e della cittadinanza, di cosa vuol dire essere cittadino oggi, di quali valori condividere per sottolineare la centralità della questione della cittadinanza,  di grande rilevanza per contrastare l’illegalità e le grandi organizzazioni criminali, per affermare comportamenti e principi condivisi.

La nostra esposizione è stata arricchita dal contributo di Pasquale Calamia, referente della Fondazione in quella parte della Sicilia, e dalla testimonianza di Angelo Corbo. Il suo racconto è stato accolto dal silenzio partecipe di ragazze e ragazzi, pronti a cogliere ogni sfumatura e ogni dettaglio, presto incuriositi e desiderosi di sapere, di conoscere perché è diventato un poliziotto e come ha fatto a superare la difficile prova di Capaci. E Angelo non ha mancato di essere puntuale e sincero, meticoloso ed efficace nel soddisfare ogni domanda e le sue parole ci hanno accompagnato sin verso l’uscita per raggiungere Corleone dove ad attenderci erano altri e altre, più giovani e non meno curiosi.

Con tutti ci siamo dati appuntamento al prossimo anno scolastico quando le loro scuole saranno compagne di viaggio delle Giovani sentinelle.

È stato sufficiente il poco tempo del trasferimento per ritrovarsi circondati dalle giovanissime sentinelle della scuola primaria e secondaria dell’Istituto comprensivo Vasi, che partecipa al nostro progetto sin dagli esordi. Insieme a scolari e scolare, studenti e studentesse un folto gruppo di genitori. Nella sala multimediale del Comune, con rammarico, nonostante avesse espresso l’intenzione di partecipare, non era presente la Commissaria prefettizia e neppure un suo rappresentante. Disattenzione grave per un territorio così martoriato dalla mafia che ha bisogno di segnali di incoraggiamento, in special modo quando si spengono i riflettori dell’attenzione.
 
La Fondazione ha denunciato il comportamento dell’informazione e della televisione pubblica che per fare audience ha dato spazio alla figlia di Riina nelle vesti di presidente del Consiglio d’istituto dove studiava la nipotina del capo mafia; ha poi dato ampio risalto con l’intervista di Bruno Vespa al figlio del capo mafia autore di un libello che descrive l’atmosfera familiare! Quelle scelte hanno prodotto una serie di altre occasioni in diverse reti televisive che sono giunte a Corleone a caccia di scoop intervistando nipoti e pronipoti di mafiosi, senza tralasciare neppure le cameriere e le badanti di mafiosi! A completare l’opera di cattiva informazione, giornali e televisioni hanno dedicato servizi e notizie quando è morto il capo mafia, dimenticando i più importanti fatti accaduti nel mondo e facendo così precipitare drammaticamente l’autorevolezza dell’informazione.

Sono rimasti insegnanti coraggiosi, uomini e donne impegnati a formare giovani cittadini e cittadine ai valori della Costituzione, della libertà e della democrazia, bambini e bambine, ragazzi e ragazze e le loro canzoni contro la mafia, il loro impegno per promuovere i prodotti della loro terra e nell’essere accanto alle cooperative sociali, per conservare la memoria storica di uomini che hanno dato lustro a Corleone come San Leoluca, San Bernardo, Madre Teresa Cortimiglia, Don Salvatore Governali, Bernardino Verro, Placido Rizzotto e tanti altri uomini di cultura che si sono distinti per onestà e trasparenza.

In questo secondo appuntamento avrebbero voluto confrontarsi con chi ha il governo della cosa pubblica nel loro Comune, ma anche la Commissaria prefettizia ha mancato l’appuntamento, come è accaduto talvolta in altri Comuni quando amministratori poco attenti vengono meno al loro dovere di confrontarsi con i propri cittadini. Non resta che augurare ai giovanissimi di avere presto un’amministrazione votata da cittadini onesti e, come proposto ai quelli di Castelvetrano, di impegnarsi insieme con i propri genitori affinché le proprie proposte siano parte dei programmi di candidati sindaci e consiglieri per le prossime elezioni amministrative.

Abbiamo ascoltato i loro nuovi approfondimenti riguardanti la viabilità e le illuminazioni, i più piccoli hanno denunciato il degrado delle strade cittadine che, come quelle per raggiungere Corleone, sono piene di buche mentre molte strade e piazze dei quartieri sono poco illuminate.

I più grandi della secondaria hanno scelto di occuparsi de Le vittime della mafia e le donne ribelli contro la mafia: la libertà ci rende liberi, uno studio e approfondimento di articoli di giornali che si  inseriva in un più ampio lavoro dal titolo: Crescere in conoscenze per operare scelte consapevoli. Con i diversi contribuiti, opera delle diverse classi che hanno lavorato in gruppi, hanno analizzato il fenomeno mafioso nel territorio corleonese, le attività illecite della criminalità organizzata, e le scelte consapevoli da parte delle nuove generazioni per combatterle e non essere quindi vittima.

Nella seconda parte dell’incontro, come già accaduto nelle altre scuole, lo spazio è stato riservato ad Angelo Corbo. Il suo racconto ha suscitato emozioni forti e ha riempito di entusiasmo quando ha ricordato la vicenda di una ragazzina palermitana trasferitasi nel Veneto e che si vergognava di essere siciliana per gli accadimenti mafiosi studiati a scuola. Angelo ha detto loro di essere orgoglioso di essere siciliano e i loro bei lavori, il loro studio costituiscono la speranza migliore per tutti noi e ha chiesto loro scusa se noi adulti non abbiamo saputo combattere la mafia e molti con il loro silenzio sono rimasti complici. 

E in questo chiedere scusa di un uomo che ha sofferto tanto nel compiere il proprio dovere sono le radici migliori di quel comportamento civico che tanto auspichiamo per poter contrastare efficacemente la criminalità mafiosa. Anche con loro ci siamo dati appuntamento per il 16 maggio per il terzo appuntamento ospiti della Regione Siciliana.


Editore Domenico Bilotta
Responsabile Nazionale Progetto Scuola

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